Da dove passa la luce

 A me è piaciuto. Forse anche perché nella vita mi sono già trovato alcune volte in una situazione come quelle descritte o affrontate da Mario Calabresi. E dunque mi sono immedesimato, dopo poche pagine a La mattina dopo.

Al di là dell’effetto immedesimazione, che, ne sono convinto, non riguarderà solo me, resta comunque un buon libro di riflessioni attorno ad un tema cruciale: come affrontare i giorni successivi ad un trauma, qualunque esso sia; come riuscire a conservare la dignità del vivere, facendo leva su doti proprie – e spesso mai palesate prima – oltre che sull’aiuto di qualcuno. Ho apprezzato che lo scrittore è riuscito a non cedere alla retorica. Non era facile.

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Mezze Maniche alla Gricia

Sul gustare avevo certezze da tempo. Da poco ho scoperto che mi piace cucinare: quando non devo farlo in modo seriale, vale a dire per sopravvivere, quando ho il tempo giusto, quando le mani diventano quattro e c’è la giusta musica in sottofondo. Nella categoria cucinare di questo blog, il mio personalissimo abbinamento di un piatto più un vino più un brano musicale. Nulla di complicato: condivido una ricetta semplice, adatta alle mie modeste capacità e quindi facile da realizzare. Slow and Easy.

Qualcuno la definisce padre e madre di tutta la cucina romana, altri tagliano corto e la chiamano amatriciana bianca. Il piatto è nato a Grisciano, frazione di Accumuli, vicino Amatrice. Dicono fosse il pasto principale di tanti pastori che portavano nei loro zaini pezzi di pecorino, sacchette di pepe nero, pasta essiccata, guanciale e strutto. Di certo è il primo piatto che apprezzo di più della cucina laziale. Si prepara in modo piuttosto semplice: cerco di indicarvi come preparare la pasta alla gricia schivando ogni insidia.

La ricetta (dosi da 2)

Partiamo dal formato della pasta: io utilizzo prevalentemente le mezze maniche, perché mi piace che il condimento si infili all’interno delle rigature, ma sono perfetti anche tonnarelli, spaghetti, bucatini.

Serve il guanciale (rigorosamente). E non quello con solo un filo di magro. Il magro è necessario. Per due persone possono bastare due belle fette, ma va tolto il pepe (e naturalmente niente cotenna) e vanno tagliate a listarelle o dadini a seconda del proprio gusto personale. Io cerco di non tagliarle molto spesse e non troppo sottili ma non sto attento che siano tutti i pezzi uguali. Armatevi di un buon coltello.

Come preparare una buona pasta alla gricia schivando ogni insidia. Se la foto vi fa venire fame, provateci anche voi
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Ricomincio da tre #3

“Forse la musica è la cosa più vicina all’amore. Ti eleva. Personalmente mi dà le emozioni più vicine a quelle che provo quando mi sento innamorato”. Attribuita a Ludovico Einaudi, mi ha stimolato ad avviare una nuova rubrica nel mio piccolo blog. Il nome è, in tutta evidenza, un omaggio a Troisi ma anche alla musica, alla sua capacità di aiutarci a ripartire nella vita. Nella rubrica 1 post 3 brani 3 didascalie. Alla ricerca di quel tipo di emozione. 

Mi è sembrato doveroso. Da ieri, tutti gli album di Lucio Battisti e Mogol (ad esclusione dunque degli ultimi lavori firmati con Pasquale Panella) sono disponibili sulle piattaforme streaming. Una possibilità attesa da anni, di certo non solo da me. Così, ho pensato di segnalare tre brani, scelti tra i meno conosciuti della vasta produzione discografica di Battisti. Il primo fa parte dell’album che amo di più: Io tu noi tutti, del 1977. Per intenderci, è il disco che contiene capolavori come “Amarsi un pò” e il suo fortunatissimo lato B “Si viaggiare” (ho quel 45 giri) e la splendida “Neanche un minuto di non amore”. Un album registrato a Los Angeles con testi di Mogol e caratterizzato da una certa vicinanza all’universo funky e disco. Il brano che ho scelto è il divertente “Questione di cellule“. Mi piacciono questi versi: “non è questione di cellule/ma della scelta che si fa/la mia è di non vivere a metà”

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Destinazione America

Manhattan e l’America nelle settimane che precedono l’elezione di Trump. Un romanzo divertente e amaro, che nelle sue 400 pagine bombarda il lettore di stimoli. A partire dal primo: conta solo il denaro. Negli USA del 2016 sei quello che vali in termini patrimoniali. Sei un numero, quel numero.
E quel numero determina, ad esempio, la tua intelligenza (“un uomo così ricco non poteva essere stupido”) e se puoi vivere a Manhattan.

“Il loro edificio era diviso in sezioni: economy, business e prima classe. Sui pianerottoli dei primi undici piani c’erano diversi appartamenti, ciascuno con non più di tre camere da letto, dimora di milionari medi sul lato vendite della finanza, direttori generali di Goldman e simili, con mogli al primo o secondo figlio. I successivi undici avevano invece un solo appartamento per piano, e ci vivevano capi di società di hedge fund e private equity, nonché una modella argentina con il fidanzato calciatore che non passavano mai più di una settimana all’anno a New York. Gli ultimi tre piani erano di Rupert Murdoch”.

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Chiamatemi Ismaele: Persone normali

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Lo confesso: l’ho comprato per la copertina di Mario Sughi, avendone sentito parlare da molti come un libro da leggere. Ebbene, l’ho letto in poche ore. Lo stile di Sally Rooney in “Persone normali” è diretto, sintetico, essenziale e le pagine scorrono una dopo l’altra. Ma il motivo vero della velocità di lettura è che non puoi fare a meno di sapere cosa accade alla relazione tra Marianne e Connell, due ragazzi che vivono in un paesino irlandese e frequentano l’ultimo anno di liceo.

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Cose serie #4: When they see us

Cose serie, rubrica di trecento parole per gli otto milioni di italiani che utilizzano il videostreaming, quindi Netflix ma non solo. Non si turbino i puristi: indietro non si torna, anche questo è cinema. Una promessa doverosa: leggete tranquilli, niente spoiler.

When they see us racconta il rischio di un certo modo di fare giustizia
Jharrel Jerome è molto convincente nel personaggio di Korey Wise
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Con i miei occhi: Lesina

Con i miei occhi, rubrica di immagini fotografiche, descrizioni, didascalie o semplici suggestioni. Precedenti post su Napoli e Venezia. Pubblico miei scatti, senza un criterio predefinito, a cavallo di luoghi, epoche, esperienze. Un solo filo comune: l’assenza di selfie, non li ho mai saputi fare, non mi piacciono.   

Fondata da pescatori dalmati, è vicinissima alle Isole Tremiti ed attira, anche per la sua particolare gastronomia di specialità lacustri, il guidatore giunto nei pressi del Gargano. Più che la Marina, è la Laguna la vera particolarità di questa cittadina italiana, in provincia di Foggia, poco più di 6mila abitanti che vivono prevalentemente di pesca. Un ambiente di particolare pregio naturalistico, che ospita molte specie autoctone stanziali e uccelli migratori. Nei miei scatti il racconto fotografico di una bella giornata a Lesina, nella quale ho mangiato molto bene. Il lettore più affezionato lo avrà capito: ciò condiziona l’opinione che mi formo di un luogo. E’ una delle mie debolezze.

il racconto fotografico di una bella giornata a Lesina
Il lungo pontile che attraversa parte della Laguna di Lesina invoglia a passeggiare. Intorno a te, adagiate, le poche case del paesino, porta Nord del Gargano.
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Cose serie #3: The Sinner

Cose serie, rubrica di trecento parole per gli otto milioni di italiani che utilizzano il videostreaming, quindi Netflix ma non solo. Non si turbino i puristi: indietro non si torna, anche questo è cinema. Una promessa doverosa: leggete tranquilli, niente spoiler.

The Sinner, mini serie su Netflix. C'è sempre un motivo se una madre uccide.
Il detective Harry Ambrose, splendidamente interpretato da Bill Pulman, uno dei protagonisti centrali di The Sinner. Sarà lui a scoprire il perché del gesto di Cora: c’è sempre un motivo se una madre uccide.
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Ricomincio da Tre #2

“Forse la musica è la cosa più vicina all’amore. Ti eleva. Personalmente mi dà le emozioni più vicine a quelle che provo quando mi sento innamorato”. Attribuita a Ludovico Einaudi, mi ha stimolato ad avviare una nuova rubrica nel mio piccolo blog. Il nome è, in tutta evidenza, un omaggio a Troisi ma anche alla musica, alla sua capacità di aiutarci a ripartire nella vita. Nella rubrica 1 post 3 brani 3 didascalie. Alla ricerca di quel tipo di emozione. 

Nuovo album di Sergio Cammariere. “La fine di tutti i guai” è, semplicemente, un disco di canzoni d’amore. Per una volta, il musicista (che ho sempre trovato raffinatissimo) abbraccia vari generi, dal pop al blues, con il jazz che resta in disparte ma non è del tutto assente. Segnalo una delle canzoni d’amore, Solo per Te, con il suo testo.

Per Te/Ho perduto in un giorno ogni cosa che ho/Perché/Solo Tu in questo mondo mi manchi/Solo per Te/Ho lasciato ogni cosa che avevo laggiù/Da qualche parte/No, non ti so dire adesso perché/Lo sai/Solo per Te tu sai che io verrò/presto verrò lì a riprenderti/niente di Te si dimentica/io vivrò solo per Te/ancora mi sorprendi/come se/come se non ci fosse nient’altro che Tu/ed io/persi/in questo mondo che non so se esiste o no.

Solo per Te/mi chiedo da che parte andare/E quanti giorni davanti a me/senza Te/Tu che sei per me da sempre come sei/non so esprimerlo né spiegarmelo/Per Te/cosa ho fatto di questa mia vita non so/cos’è/che continuamente mi dà parole e note che restano là/nell’anima.

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Chiamatemi Ismaele: Lamento di Portnoy

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

La prima edizione vide la luce nel 1969 e fruttò un milione di dollari. Fu il libro che diventò best-seller in un istante. Di certo a “Lamento di Portnoy” non è mai mancato il successo di pubblico, in parte dovuto alla sua carica trasgressiva, all’utilizzo a piene mani di termini e argomenti che allora dovevano apparire non meno che pornografici. Ciò che più mi ha colpito, leggendolo oggi, ad un anno dalla scomparsa di Philip Roth, è il suo essere sostanzialmente un grande inno alla libertà. Gridato da Alex, protagonista di questo libro-monologo, maschio ebreo e figlio ribelle, devastato da una madre iperprotettiva e apprensiva. Rivolgendosi al suo psicanalista esprime il bruciante desiderio di liberarsi dal rispetto assoluto e insensato di precetti di natura solo formale e dogmatica. Il lettore, con lui, più volte è portato a gridare: Basta!

Lo scrittore Philip Roth, uno dei più grandi scrittori americani, premio Pulitzer 1997 per “Pastorale americana”. Il suo “Lamento di Portnoy ebbe subito grandissimo successo di pubblico, fu “il libro che diventò best seller in un istante”
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