Il regalo perfetto: un Ex Libris

Lo so, siamo inondati di consigli su cosa regalare a Natale. E ora mi ci metto anch’io. Spero che i lettori di questo blog apprezzino che il mio suggerimento si riferisce ad un oggetto prezioso ma non costoso, che ha sfidato i secoli e che si può totalmente personalizzare e dedicare alle persone più care. Ex libris nel libro ci sei tu.

Ex Libris nel libro ci sei tu
Per il primo Ex Libris che ho apposto, ho scelto un libro adeguato
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Gifuni, il re degli audiolibri

Nel 2019 sono cresciute del 28,3% le persone (15-75 anni) che dichiarano di aver ascoltato audiolibri, pari al 9% (circa 4,1 milioni di persone) di chi si considera «lettore». E’ un tema del blog, ve ne ho parlato in un precedente post, nel quale dichiaravo il mio sì convinto per la “lettura con le orecchie” e davo qualche indicazione su come leggere audiolibri, anche gratis. Oggi vi consiglio caldamente di audioleggere Il Colibrì, nuovo e potente romanzo di Sandro Veronesi, attraverso la voce narrante di Fabrizio Gifuni, per me il re degli audiolibri, semplicemente bravissimo. Regalatevi un’esperienza di ascolto unica.

Fabrizio Gifuni: l’ho ascoltato leggere Gadda e ora l’ultimo libro di Sandro Veronesi. Per me è il re degli audiolibri
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Ortona: il pesce è un’idea semplice

Confesso che mi capita di apprezzare sempre di più sapori che sono nitidamente impressi nella mia memoria di ragazzo o adolescente. Forse è una prerogativa degli Over, non so. Certo è che qualche sera fa, ad Ortona, in Abruzzo, in un localino proprio di fronte allo splendido Castello Aragonese, ho ritrovato un sapore, un’idea di pesce semplice e gustosa che mi ha riportato indietro nel tempo. A quando mia zia Jolanda – per anni nella cucina di un frequentatissimo ristorante di Pescara che gestiva con il marito Concezio – preparava l’insalata di mare. Per me, da allora, rappresenta una sorta di “piatto del condannato a morte”, mi piace da pazzi, non ragiono – e quindi non ne ho mai abbastanza – quando è a regola d’arte, con la salsa verde: prezzemolo fresco, olio, acciughe, capperi, succo di limone, sale e, per chi vuole, uno spicchio d’aglio. Quella che ho assaggiato qualche sera fa all’Osteria San Domenico me l’ha ricordata molto da vicino.

Il menù nell’Osteria San Domenico di Ortona è giornaliero, scritto a penna, dipende dal pescato. Se siete disposti (come me) a pagare il prezzo di una possibilità di scelta ridotta, venite ricompensati con sapori autentici. Un’idea di pesce semplice e gustosa.
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Fleabag

Cose serie, rubrica di trecento parole per gli otto milioni di italiani che utilizzano il videostreaming, quindi Netflix ma non solo. Non si turbino i puristi: indietro non si torna, anche questo è cinema. Una promessa doverosa: leggete tranquilli, niente spoiler.

Fleabag, una mini serie intelligente dissacrante divertente
Fleabag, una mini serie intelligente dissacrante divertente
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Pesce spada in padella

Sul gustare avevo certezze da tempo. Da poco ho scoperto che mi piace cucinare: quando non devo farlo in modo seriale, vale a dire per sopravvivere, quando ho il tempo giusto, quando le mani diventano quattro e c’è la giusta musica in sottofondo. Nella categoria cucinare di questo blog, il mio personalissimo abbinamento di un piatto più un vino più un brano musicale. Nulla di complicato: condivido una ricetta semplice, adatta alle mie modeste capacità e quindi facile da realizzare. Slow and Easy.

Come cuocere bene il pesce spada in padella in modo che rimanga umido e gustoso. E’ il tema di questa ricetta facile e veloce. Ho utilizzato pesce fresco (qui qualche consiglio su come sceglierlo in pescheria) e olive taggiasche, le mie preferite. Un secondo piatto gustoso, salutare (è pesce azzurro e dunque ricco di Omega3), pronto in pochi minuti: il segreto è nella giusta cottura del pesce, bisogna evitare che diventi stopposo.

Come cuocere bene il pesce spada in padella in modo che rimanga umido e gustoso.
Come cuocere bene il pesce spada in padella in modo che rimanga umido e gustoso. Una ricetta facile per un secondo pronto in pochi minuti.
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Otis Redding è tra noi, si fa chiamare Kiwanuka

A dicembre saranno trascorsi 52 anni dalla tragica scomparsa del ventiseienne Otis Redding, il principe del soul. Colui che, con Aretha Franklin, è stato in grado di “portare la soul music nelle classifiche dei bianchi”. Ieri mi sono convinto che Otis vive, nel corpo e nel talento smisurato di Michael Kiwanuka. Il suo album omonimo è, forse, il più bel disco del 2019.

Michael Kiwanuka. Il suo album omonimo è, forse, il più bel disco del 2019.
Michael Kiwanuka. Il suo album omonimo è, forse, il più bel disco del 2019.
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Cercami

Chiamatemi Ismaele, il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Nel suo nuovo “Cercami”, appena pubblicato da Guanda, André Aciman cerca di rispondere all’interrogativo: si può smettere di amare? Per farlo, riprende, a distanza di dodici anni, alcuni personaggi del suo precedente “Chiamami col tuo nome”, portato al cinema da Luca Guadagnino nel 2017 e sceglie di non proseguire la storia da dove si era interrotta. Torna ad affrontare il sentimento amoroso e svela che per lui è immediato, senza remore, totale; è amore solo se nasce in un solo istante e non si spegne, mai. Quindi, senza tentennamenti, la risposta è secca: no, non si può smettere di amare, tornare esseri individuali o semplicemente se stessi, dopo essersi uniti, permeati, mescolati in un’unica essenza. Dopo l’Amore.

Cercami di André Aciman: Innamorarsi di qualcuno che ha il doppio o la metà dei propri anni
Al professore di lettere classiche Samuel ed al figlio Elio capita di innamorarsi di qualcuno che ha il doppio o la metà dei propri anni.
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Fusilli al pesto di pistacchi

Sul gustare avevo certezze da tempo. Da poco ho scoperto che mi piace cucinare: quando non devo farlo in modo seriale, vale a dire per sopravvivere, quando ho il tempo giusto, quando le mani diventano quattro e c’è la giusta musica in sottofondo. Nella categoria cucinare di questo blog, il mio personalissimo abbinamento di un piatto più un vino più un brano musicale. Nulla di complicato: condivido una ricetta semplice, adatta alle mie modeste capacità e quindi facile da realizzare. Slow and Easy.

Viene definito l’oro verde di Sicilia. Averlo a disposizione in cucina è tattico: il pistacchio ha molte proprietà anche antiossidanti ed è un vero e proprio jolly, in grado di dare una connotazione molto particolare soprattutto ai primi piatti. Naturalmente mi riferisco al pistacchio al naturale, non salato. Io l’ho utilizzato per un piatto facilissimo da realizzare ma gustoso. Ecco come preparare i Fusilli al pesto di pistacchi (e vivere felici).

Come preparare i Fusilli al pesto di pistacchi (e vivere felici). Ricetta, con abbinamento di un vino e di un brano musicale.
Come preparare i Fusilli al pesto di pistacchi (e vivere felici). Ricetta, con abbinamento di un vino e di un brano musicale.
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Con i miei occhi: Spoleto

Con i miei occhi, rubrica di immagini fotografiche, descrizioni, didascalie o semplici suggestioni. Precedenti post su Napoli e Venezia. Pubblico miei scatti, senza un criterio predefinito, a cavallo di luoghi, epoche, esperienze. Un solo filo comune: l’assenza di selfie, non li ho mai saputi fare, non mi piacciono. 

Mio padre me ne aveva sempre parlato. La frequentava negli anni 60/70 per il Festival dei due mondi, complice una sua stretta amicizia. Io, in tanti anni, non c’ero mai stato, né con lui né senza di lui. Spoleto mi ha colpito, forse l’ho vista nella stagione giusta e con la luce migliore. Ma ho finalmente capito cosa ci vedeva lui.

Ho cercato di trasferire in foto quella particolare atmosfera della mia prima volta a Spoleto: l’idea di poter vedere molto ma anche nulla. Dipende da te. E sei consapevole che, in entrambi i casi, che tu la percorra a piedi o con le scale mobili o stia ore a leggere un libro davanti al verde e all’arte che la circondano, la tua scelta è quella giusta.
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Da dove passa la luce

 A me è piaciuto. Forse anche perché nella vita mi sono già trovato alcune volte in una situazione come quelle descritte o affrontate da Mario Calabresi. E dunque mi sono immedesimato, dopo poche pagine a La mattina dopo.

Al di là dell’effetto immedesimazione, che, ne sono convinto, non riguarderà solo me, resta comunque un buon libro di riflessioni attorno ad un tema cruciale: come affrontare i giorni successivi ad un trauma, qualunque esso sia; come riuscire a conservare la dignità del vivere, facendo leva su doti proprie – e spesso mai palesate prima – oltre che sull’aiuto di qualcuno. Ho apprezzato che lo scrittore è riuscito a non cedere alla retorica. Non era facile.

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