Destinazione America

Manhattan e l’America nelle settimane che precedono l’elezione di Trump. Un romanzo divertente e amaro, che nelle sue 400 pagine bombarda il lettore di stimoli. A partire dal primo: conta solo il denaro. Negli USA del 2016 sei quello che vali in termini patrimoniali. Sei un numero, quel numero.
E quel numero determina, ad esempio, la tua intelligenza (“un uomo così ricco non poteva essere stupido”) e se puoi vivere a Manhattan.

“Il loro edificio era diviso in sezioni: economy, business e prima classe. Sui pianerottoli dei primi undici piani c’erano diversi appartamenti, ciascuno con non più di tre camere da letto, dimora di milionari medi sul lato vendite della finanza, direttori generali di Goldman e simili, con mogli al primo o secondo figlio. I successivi undici avevano invece un solo appartamento per piano, e ci vivevano capi di società di hedge fund e private equity, nonché una modella argentina con il fidanzato calciatore che non passavano mai più di una settimana all’anno a New York. Gli ultimi tre piani erano di Rupert Murdoch”.

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Chiamatemi Ismaele: Persone normali

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Lo confesso: l’ho comprato per la copertina di Mario Sughi, avendone sentito parlare da molti come un libro da leggere. Ebbene, l’ho letto in poche ore. Lo stile di Sally Rooney in “Persone normali” è diretto, sintetico, essenziale e le pagine scorrono una dopo l’altra. Ma il motivo vero della velocità di lettura è che non puoi fare a meno di sapere cosa accade alla relazione tra Marianne e Connell, due ragazzi che vivono in un paesino irlandese e frequentano l’ultimo anno di liceo.

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Cose serie #4: When they see us

Cose serie, rubrica di trecento parole per gli otto milioni di italiani che utilizzano il videostreaming, quindi Netflix ma non solo. Non si turbino i puristi: indietro non si torna, anche questo è cinema. Una promessa doverosa: leggete tranquilli, niente spoiler.

When they see us racconta il rischio di un certo modo di fare giustizia
Jharrel Jerome è molto convincente nel personaggio di Korey Wise
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Con i miei occhi: Lesina

Con i miei occhi, rubrica di immagini fotografiche, descrizioni, didascalie o semplici suggestioni. Precedenti post su Napoli e Venezia. Pubblico miei scatti, senza un criterio predefinito, a cavallo di luoghi, epoche, esperienze. Un solo filo comune: l’assenza di selfie, non li ho mai saputi fare, non mi piacciono.   

Fondata da pescatori dalmati, è vicinissima alle Isole Tremiti ed attira, anche per la sua particolare gastronomia di specialità lacustri, il guidatore giunto nei pressi del Gargano. Più che la Marina, è la Laguna la vera particolarità di questa cittadina italiana, in provincia di Foggia, poco più di 6mila abitanti che vivono prevalentemente di pesca. Un ambiente di particolare pregio naturalistico, che ospita molte specie autoctone stanziali e uccelli migratori. Nei miei scatti il racconto fotografico di una bella giornata a Lesina, nella quale ho mangiato molto bene. Il lettore più affezionato lo avrà capito: ciò condiziona l’opinione che mi formo di un luogo. E’ una delle mie debolezze.

il racconto fotografico di una bella giornata a Lesina
Il lungo pontile che attraversa parte della Laguna di Lesina invoglia a passeggiare. Intorno a te, adagiate, le poche case del paesino, porta Nord del Gargano.
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Cose serie #3: The Sinner

Cose serie, rubrica di trecento parole per gli otto milioni di italiani che utilizzano il videostreaming, quindi Netflix ma non solo. Non si turbino i puristi: indietro non si torna, anche questo è cinema. Una promessa doverosa: leggete tranquilli, niente spoiler.

The Sinner, mini serie su Netflix. C'è sempre un motivo se una madre uccide.
Il detective Harry Ambrose, splendidamente interpretato da Bill Pulman, uno dei protagonisti centrali di The Sinner. Sarà lui a scoprire il perché del gesto di Cora: c’è sempre un motivo se una madre uccide.
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Ricomincio da Tre #2

“Forse la musica è la cosa più vicina all’amore. Ti eleva. Personalmente mi dà le emozioni più vicine a quelle che provo quando mi sento innamorato”. Attribuita a Ludovico Einaudi, mi ha stimolato ad avviare una nuova rubrica nel mio piccolo blog. Il nome è, in tutta evidenza, un omaggio a Troisi ma anche alla musica, alla sua capacità di aiutarci a ripartire nella vita. Nella rubrica 1 post 3 brani 3 didascalie. Alla ricerca di quel tipo di emozione. 

Nuovo album di Sergio Cammariere. “La fine di tutti i guai” è, semplicemente, un disco di canzoni d’amore. Per una volta, il musicista (che ho sempre trovato raffinatissimo) abbraccia vari generi, dal pop al blues, con il jazz che resta in disparte ma non è del tutto assente. Segnalo una delle canzoni d’amore, Solo per Te, con il suo testo.

Per Te/Ho perduto in un giorno ogni cosa che ho/Perché/Solo Tu in questo mondo mi manchi/Solo per Te/Ho lasciato ogni cosa che avevo laggiù/Da qualche parte/No, non ti so dire adesso perché/Lo sai/Solo per Te tu sai che io verrò/presto verrò lì a riprenderti/niente di Te si dimentica/io vivrò solo per Te/ancora mi sorprendi/come se/come se non ci fosse nient’altro che Tu/ed io/persi/in questo mondo che non so se esiste o no.

Solo per Te/mi chiedo da che parte andare/E quanti giorni davanti a me/senza Te/Tu che sei per me da sempre come sei/non so esprimerlo né spiegarmelo/Per Te/cosa ho fatto di questa mia vita non so/cos’è/che continuamente mi dà parole e note che restano là/nell’anima.

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Chiamatemi Ismaele: Lamento di Portnoy

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

La prima edizione vide la luce nel 1969 e fruttò un milione di dollari. Fu il libro che diventò best-seller in un istante. Di certo a “Lamento di Portnoy” non è mai mancato il successo di pubblico, in parte dovuto alla sua carica trasgressiva, all’utilizzo a piene mani di termini e argomenti che allora dovevano apparire non meno che pornografici. Ciò che più mi ha colpito, leggendolo oggi, ad un anno dalla scomparsa di Philip Roth, è il suo essere sostanzialmente un grande inno alla libertà. Gridato da Alex, protagonista di questo libro-monologo, maschio ebreo e figlio ribelle, devastato da una madre iperprotettiva e apprensiva. Rivolgendosi al suo psicanalista esprime il bruciante desiderio di liberarsi dal rispetto assoluto e insensato di precetti di natura solo formale e dogmatica. Il lettore, con lui, più volte è portato a gridare: Basta!

Lo scrittore Philip Roth, uno dei più grandi scrittori americani, premio Pulitzer 1997 per “Pastorale americana”. Il suo “Lamento di Portnoy ebbe subito grandissimo successo di pubblico, fu “il libro che diventò best seller in un istante”
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L’insostenibile pesantezza dell’essere. Umano

Una mostra evento, che documenta e denuncia. Allestita nello splendido spazio espositivo del MAST di Bologna ed aperta a tutti, gratuitamente. Prima tappa di un importante tour europeo, vi conduce tra trentacinque grandi fotografie, murales, videoinstallazioni, immersioni nella realtà aumentata. Tutto per raccontare – il lettore accetti la mia sintesi – l’insostenibile pesantezza dell’essere umano sulla Terra e per gettare luce sulla nostra epoca: l’Antropocene. L’Età in cui l’uomo lascia il segno del suo passaggio sul Pianeta, producendo grandi cambiamenti all’ecosistema. Trovate il modo di andare nella città di Lucio Dalla, questa esposizione è una vera chicca.

L'insostenibile pesantezza dell'essere umano sulla Terra: il tema nella mostra Anthropocene al MAST di Bologna fino al 22 settembre
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Ricomincio da Tre #1

“Forse la musica è la cosa più vicina all’amore. Ti eleva. Personalmente mi dà le emozioni più vicine a quelle che provo quando mi sento innamorato”. Attribuita a Ludovico Einaudi, mi ha stimolato ad avviare una nuova rubrica nel mio piccolo blog. Il nome è, in tutta evidenza, un omaggio a Troisi ma anche alla musica, alla sua capacità di aiutarci a ripartire nella vita. Nella rubrica 1 post 3 brani 3 didascalie. Alla ricerca di quel tipo di emozione. 

Talentuoso polistrumentista, di Chicago, ex giornalista del New York Times, Andrew Bird ha pubblicato da poco un album molto bello. Ne è consapevole, al punto da chiamarlo “My Finest Work Yet”. Vi segnalo il brano che apre l’album, Sisphus, nel quale l’eccellente violinista dà sfoggio anche delle sue (notevoli) abilità di fischiatore. Si può definire la sua musica? Forse è una commistione di folk e jazz con arrangiamenti seventies. Pensate che il disco è stato registrato dal vivo in studio. Si sente, e mi piace.

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Mi chiamo Ricciardi vedo i morti

Ho colmato, da poco, una lacuna. E ne sono felice. Da appassionato giallista, non avevo mai approcciato il Commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni. Eppure gli ingredienti c’erano tutti: una città come Napoli, ambientazione delle vicende, che ho imparato ad amare da qualche tempo; ed un personaggio affascinante che potrebbe presentarsi così: mi chiamo Ricciardi, vedo i morti.
Mi sono deciso ad iniziare “la saga” senza farmi spaventare dai tredici gialli già pubblicati. Forse perché ho letto la raccolta Sbirre ed il racconto che mi aveva convinto di più, “Sara che aspetta”, era proprio di de Giovanni.

Mi chiamo Ricciardi vedo i morti
Il giallo con il quale ha preso avvio la serie del Commissario Ricciardi: iniziate da qui
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