Ricomincio da Tre #2

“Forse la musica è la cosa più vicina all’amore. Ti eleva. Personalmente mi dà le emozioni più vicine a quelle che provo quando mi sento innamorato”. Attribuita a Ludovico Einaudi, mi ha stimolato ad avviare una nuova rubrica nel mio piccolo blog. Il nome è, in tutta evidenza, un omaggio a Troisi ma anche alla musica, alla sua capacità di aiutarci a ripartire nella vita. Nella rubrica 1 post 3 brani 3 didascalie. Alla ricerca di quel tipo di emozione. 

Nuovo album di Sergio Cammariere. “La fine di tutti i guai” è, semplicemente, un disco di canzoni d’amore. Per una volta, il musicista (che ho sempre trovato raffinatissimo) abbraccia vari generi, dal pop al blues, con il jazz che resta in disparte ma non è del tutto assente. Segnalo una delle canzoni d’amore, Solo per Te, con il suo testo.

Per Te/Ho perduto in un giorno ogni cosa che ho/Perché/Solo Tu in questo mondo mi manchi/Solo per Te/Ho lasciato ogni cosa che avevo laggiù/Da qualche parte/No, non ti so dire adesso perché/Lo sai/Solo per Te tu sai che io verrò/presto verrò lì a riprenderti/niente di Te si dimentica/io vivrò solo per Te/ancora mi sorprendi/come se/come se non ci fosse nient’altro che Tu/ed io/persi/in questo mondo che non so se esiste o no.

Solo per Te/mi chiedo da che parte andare/E quanti giorni davanti a me/senza Te/Tu che sei per me da sempre come sei/non so esprimerlo né spiegarmelo/Per Te/cosa ho fatto di questa mia vita non so/cos’è/che continuamente mi dà parole e note che restano là/nell’anima.

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Chiamatemi Ismaele: Lamento di Portnoy

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

La prima edizione vide la luce nel 1969 e fruttò un milione di dollari. Fu il libro che diventò best-seller in un istante. Di certo a “Lamento di Portnoy” non è mai mancato il successo di pubblico, in parte dovuto alla sua carica trasgressiva, all’utilizzo a piene mani di termini e argomenti che allora dovevano apparire non meno che pornografici. Ciò che più mi ha colpito, leggendolo oggi, ad un anno dalla scomparsa di Philip Roth, è il suo essere sostanzialmente un grande inno alla libertà. Gridato da Alex, protagonista di questo libro-monologo, maschio ebreo e figlio ribelle, devastato da una madre iperprotettiva e apprensiva. Rivolgendosi al suo psicanalista esprime il bruciante desiderio di liberarsi dal rispetto assoluto e insensato di precetti di natura solo formale e dogmatica. Il lettore, con lui, più volte è portato a gridare: Basta!

Lo scrittore Philip Roth, uno dei più grandi scrittori americani, premio Pulitzer 1997 per “Pastorale americana”. Il suo “Lamento di Portnoy ebbe subito grandissimo successo di pubblico, fu “il libro che diventò best seller in un istante”
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L’insostenibile pesantezza dell’essere. Umano

Una mostra evento, che documenta e denuncia. Allestita nello splendido spazio espositivo del MAST di Bologna ed aperta a tutti, gratuitamente. Prima tappa di un importante tour europeo, vi conduce tra trentacinque grandi fotografie, murales, videoinstallazioni, immersioni nella realtà aumentata. Tutto per raccontare – il lettore accetti la mia sintesi – l’insostenibile pesantezza dell’essere umano sulla Terra e per gettare luce sulla nostra epoca: l’Antropocene. L’Età in cui l’uomo lascia il segno del suo passaggio sul Pianeta, producendo grandi cambiamenti all’ecosistema. Trovate il modo di andare nella città di Lucio Dalla, questa esposizione è una vera chicca.

L'insostenibile pesantezza dell'essere umano sulla Terra: il tema nella mostra Anthropocene al MAST di Bologna fino al 22 settembre
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Ricomincio da Tre #1

“Forse la musica è la cosa più vicina all’amore. Ti eleva. Personalmente mi dà le emozioni più vicine a quelle che provo quando mi sento innamorato”. Attribuita a Ludovico Einaudi, mi ha stimolato ad avviare una nuova rubrica nel mio piccolo blog. Il nome è, in tutta evidenza, un omaggio a Troisi ma anche alla musica, alla sua capacità di aiutarci a ripartire nella vita. Nella rubrica 1 post 3 brani 3 didascalie. Alla ricerca di quel tipo di emozione. 

Talentuoso polistrumentista, di Chicago, ex giornalista del New York Times, Andrew Bird ha pubblicato da poco un album molto bello. Ne è consapevole, al punto da chiamarlo “My Finest Work Yet”. Vi segnalo il brano che apre l’album, Sisphus, nel quale l’eccellente violinista dà sfoggio anche delle sue (notevoli) abilità di fischiatore. Si può definire la sua musica? Forse è una commistione di folk e jazz con arrangiamenti seventies. Pensate che il disco è stato registrato dal vivo in studio. Si sente, e mi piace.

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Mi chiamo Ricciardi vedo i morti

Ho colmato, da poco, una lacuna. E ne sono felice. Da appassionato giallista, non avevo mai approcciato il Commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni. Eppure gli ingredienti c’erano tutti: una città come Napoli, ambientazione delle vicende, che ho imparato ad amare da qualche tempo; ed un personaggio affascinante che potrebbe presentarsi così: mi chiamo Ricciardi, vedo i morti.
Mi sono deciso ad iniziare “la saga” senza farmi spaventare dai tredici gialli già pubblicati. Forse perché ho letto la raccolta Sbirre ed il racconto che mi aveva convinto di più, “Sara che aspetta”, era proprio di de Giovanni.

Mi chiamo Ricciardi vedo i morti
Il giallo con il quale ha preso avvio la serie del Commissario Ricciardi: iniziate da qui
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Retroscena, buono prima di tutto

“Abbiamo aperto nel cuore di Porto San Giorgio, un paese sulla costa marchigiana, un piccolo ristorante contemporaneo con una cucina completamente a vista su una sala di circa 30 posti ed uno Chef Table, che affaccia su di essa, con sei posti a sedere. La nostra filosofia è semplice: buono prima di tutto, nel rispetto della stagionalità e della materia prima”. Si sono descritti così, i ragazzi di Retroscena, novità molto interessante della ristorazione adriatica, nella scheda di presentazione di TheFork Restaurants Awards 2019. Li riconosco in questa descrizione: era sabato sera, ho mangiato bene, in un locale raffinato, sapevo di essere nelle Marche e che in un’ora sarei rientrato a casa, ma con me c’era la sensazione di trovarmi a Berlino, in Scandinavia o a Parigi.

Il ristorante Retroscena a Porto San Giorgio, buono prima di tutto
L’interno del Retroscena di Porto San Giorgio, pochi metri dal bel Teatro Vittorio Emanuele II
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Con i miei occhi: Ålesund

Con i miei occhi, rubrica di immagini fotografiche, descrizioni, didascalie o semplici suggestioni. Precedenti post su Napoli e Venezia. Pubblico miei scatti, senza un criterio predefinito, a cavallo di luoghi, epoche, esperienze. Un solo filo comune: l’assenza di selfie, non li ho mai saputi fare, non mi piacciono.   

Deve la sua principale caratteristica ad una tragedia: lo spaventoso incendio del gennaio 1904, capace di radere al suolo gran parte della città, principale porto norvegese per l’esportazione dello stoccafisso. Bruciarono circa 850 edifici in legno, 10mila persone rimasero senza casa. Ålesund venne interamente ricostruita, questa volta in pietra e mattoni, con il sostegno finanziario dell’imperatore Guglielmo II di Germania, appassionato di quei luoghi. La ricostruzione avvenne con un’idea chiara: Ålesund sarebbe diventata una città museo in stile Art Nouveau. 

Ålesund la piccola città museo in stile Art Nouveau
Ålesund la città museo in stile Art Nouveau, nella parte settentrionale della regione dei Fiordi, in Norvegia. La vista dal belvedere di Aksla è imperdibile.
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Nella tua vita addizione o crescita?

«Ecco un’altra delle nostre paure: che la Vita potesse rivelarsi diversa dalla Letteratura». È la prima frase che ti colpisce allo stomaco de Il senso di una fine, dello scrittore inglese Julian Barnes. Un libro condensato in 150 pagine che scorrono fluide, costellate di riflessioni e di interrogativi acuti e per questo senza facile risposta. Un romanzo breve o un racconto lungo, premiato con il prestigioso Booker Prize 2011, con un finale più aperto di quello che sembri. La riflessione principale che propone al lettore è: nella tua vita addizione o crescita?

Ne Il senso di una fine di Julian Barnes riflessioni su la differenza tra addizione e crescita nella propria vita
Lo scrittore britannico Julian Barnes

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Un romanzo potente e generoso

L’amore di tutta una vita, le incertezze e le convinzioni della giovinezza, il ritorno alla terra e la fede assoluta nell’ambientalismo, la necessità di dare un significato al proprio vivere accompagnata dal quel senso di onnipotenza che solo l’età adulta riesce a placare. Ancora: il desiderio-ossessione di avere un figlio e un certo tipo di religione. Il lettore di “Divorare il cielo” trova tutto questo e la Puglia come scenario. Un romanzo potente e generoso, mi convince la definizione della quarta di copertina di Einaudi. Di certo, la storia raccontata da Paolo Giordano non lascia indifferenti.

Divorare il cielo un romanzo potente e generoso

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Quel che ho capito sull’Amicizia

«La parola è stata banalizzata. Si dice, per esempio: “Sono amici”. Se si guarda un po’, si scopre che si tratta semplicemente di colleghi che troviamo simpatici. Si è in effetti cercato di utilizzare parole differenti per le differenti forme di amicizia: cameratismo, relazione, compagnia, ma dobbiamo riconoscere che spesso si parla di amicizia laddove non ci sono che relazioni superficiali, leggere, senza conseguenze».  L’occasione per riflettere attorno ad un tema che coinvolge tutti noi, sin dai primi anni di vita, mi è data dalla lettura di un breve libro-saggio, non più di 80 pagine, dello scrittore marocchino, tradotto in tutto il mondo,  Tahar Ben Jelloun. Provo a dire ai lettori di questo piccolo blog quel che ho capito sull’Amicizia. L’impresa è ardua, ne sono consapevole. Soprattutto perché si tratta di un sentimento che per ognuno di noi è necessario e, nel contempo, assume sfumature diverse. Ma ho deciso di provare. Ugualmente.

Quel che ho capito sull'amicizia leggendo Tahar Ben Jelloun
Lo scrittore Tahar Ben Jelloun. Il suo libro “L’Amicizia” è edito in Italia da Einaudi.

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