Dostadning, è svedese ma l’Ikea non c’entra

C’è una fase nella vita  che inizia quando ti guardi allo specchio e all’improvviso scorgi “nel tuo sguardo «un avviso di mortalità», recapitato da chissà dove: osservando bene, in fondo alla pupilla, ti sembra di vedere una piccola incisione con la data di scadenza del prodotto, così piccola che non riesci ancora a leggerla;  ma d’ora in poi sai che c’è.”

E’ dedicato a chi sta per entrare nel «quarto quarto» dell’esistenza, è scritto per chi gira la boa dei 60, il nuovo saggio di Antonio Polito (Marsilio editore) “Prove tecniche di resurrezione”. Ma non trasmette una visione pessimista della vecchiaia perché “ciò che segue alla mezza età non è affatto una discesa, un decadimento. Al contrario: può essere una rinascita […] un Periodo Transeunte, caratterizzato da grandi trasformazioni, forse come mai prima nella vita. Un cambiamento così profondo, ambizioso, impegnativo da richiedere una rinascita”.

Cosa fare allora?

L’autore suggerisce una vecchiaia non contemplativa, di “riprendere a studiare”, diventare sobri – perché in fondo possiamo fare a meno della “settimana al mare a Bali pur non essendo mai stati a Bari” – smettere di proteggere i figli, rinunciare al proprio ego e farsi digitali. Ma soprattutto “alleggerire il bagaglio” anche praticando il dostadning, parola svedese che significa “fare ordine in casa, buttare via le cose inutili, superflue, ingombranti”.

A partire dai libri: “ho deciso di non trasmettere ai miei figli l’ingombro e il fardello della sterminata produzione editoriale che si è intrufolata nella mia vita. Sarebbe una cattiveria costringerli a tenersi tutta quella carta polverosa, proprio loro che vanno in giro portandosi tutto lo scibile umano in un leggerissimo schermo ultrapiatto. […] Allo stesso tempo, far pulizia è un modo per aiutarli a capire chi era davvero il padre, che cosa leggeva, a cosa gli piaceva pensare”.

Quando arrivi, che so, allo scaffale della lettera S e trovi Salinger, Saramago, Sartre, Saviano, procedi in automatico: sai subito cosa buttare.

Cosa faccio io.

C’è anche un altro metodo, più sbrigativo, quello di un amico di Polito: “ogni cinque anni raccoglie tutto quello che non ha letto e ne butta via la metà.” Ma così “non lascia messaggi chiari a chi erediterà i libri rimasti.”

Questo il mio personalissimo metodo, in base al quale credo di praticare anch’io  il dostadning dei libri. In media ne leggo 40 l’anno. Li compro solo in ebook (li ho sempre con me, posso sottolinearli, costano meno). Se però mi convincono molto – cito l’ultimo caso:  “Le otto montagne” di Paolo Cognetti – compro anche la versione cartacea.

Non so se è la via per una piena resurrezione, per una vecchiaia non contemplativa nel tempo in cui sarò Over ma, per il momento, va bene così.

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