Ho conosciuto Zerocalcare

Avevo visto il film La profezia dell’armadillo e sbirciato le sue raccolte tra gli scaffali delle librerie. Ma non lo conoscevo, in realtà. Non appartengo a quella “controcultura” che, soprattutto a Roma, ha contribuito a far crescere disegnatori di fumetti ma anche musicisti, street artist, scrittori, videomaker. Sono nato circa vent’anni prima di Michele Rech e non ho mai vissuto nella Capitale e quindi nella sua Rebibbia (da lui definita un’isola felice «tra San Francisco e Pescara»). Ma sabato mattina, in una splendida giornata di sole, sono andato al Maxxi e posso dire di aver conosciuto Zerocalcare.

Ho conosciuto Zerocalcare

La mostra personale a lui dedicata (la prima) “Scavare fossati – nutrire coccodrilli” è ricchissima: tavole, interviste, originali delle strisce apparse sul suo seguitissimo blog, manifesti di concerti, locandine per i centri sociali, storie realizzate per fanzine. C’è da leggere tantissimo, andateci con il giusto tempo, in modo non frettoloso (ma entro il 10 marzo). Capirete perché il fumettista è diventato un caso editoriale, capace di toccare quota 700mila copie vendute; perché i suoi fan si mettono in coda per ore per avere un suo disegno con dedica.

IMG_6273Vi ritroverete a ridere di gusto, come tanti di fianco a me – anche persone di una certa età – di fronte a sue tavole che raccontano il difficile rapporto con Trenitalia o con l’ossessione della “reperibilità” nel nostro tempo o come fronteggiare le relazioni sociali al tempo dei social. O, ancora, di fronte alla geniale mappa della metropolitana e dei tram di Roma.

Capirete che la rabbia per Zerocalcare è, spesso, vitale.

Ogni volta che posto qualcosa sul blog, è perché qualcosa mi ha fatto rosicare. Rancore e rabbia sono due parole pompose, però è vero, io sono una pentola di fagioli, una persona che si lamenta molto, e che sbotta anche. Non sono capace di esprimere il malcontento in maniera cortese. In verità il valore dello sbrocco nella vita mia è molto presente. La mia vita ne è costellata, è uno dei temi che stimolano di più la voglia di raccontare.

Non è necessario condividere l’assunto di base di molte sue tavole dalla connotazione marcatamente politica, basta non avere uno sguardo velato da pregiudizi. Lui stesso ha dichiarato «non ho mai una pretesa di imparzialità, cerco di essere intellettualmente onesto e dichiarare che ho preso le parti di uno schieramento ed è un libro che serve a sostenerlo». Lo ha fatto, ad esempio, con “La nostra storia alla sbarra“, un fumetto disegnato per pagare le spese processuali ai ragazzi arrestati dopo le giornate del G8 a Genova «lo spartiacque della mia vita, avevo diciotto anni. Il mio primo esperimento di fumetto vero e proprio è stato il racconto di quell’esperienza. Non in diretta, ma un anno dopo, quando hanno arrestato venticinque persone per devastazione e saccheggio».

Nell’esposizione troverete materiali tratti da La Profezia dell’Armadillo (2011) e dagli altri otto volumi, accanto a diverse storie brevi pubblicate su quotidiani e settimanali nazionali.

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Nella presentazione della mostra si dice «le sue storie non sono da considerarsi come vere e proprie cronache e non sempre i protagonisti corrispondono a persone realmente esistenti, ma evocano luoghi e sentimenti comuni, come l’incertezza di vivere in un mondo dove le diseguaglianze sociali si fanno evidenti, la lotta per i diritti è debole e la ricerca di un lavoro sempre più difficile […]. Il titolo dell’esposizione nasce da una suggestione biografica e da una riflessione di stringente attualità sul momento storico che viviamo. Se da una parte i coccodrilli e i fossati rappresentano una condizione emotiva, dall’altra sono anche la grottesca metafora dell’avanzare delle paure originarie dell’uomo, legate all’invasione, alla preservazione del proprio territorio e sono al contempo artefici della fascinazione verso movimenti revisionisti d’ispirazione neo-fascista».

IMG_6303Quattro i nuclei tematici nei quali è articolata la visita: Pop, Tribù, Lotte e Resistenze, NonReportage. Entrando si è accolti dal murales commissionato per l’ingresso della metro di Rebibbia. «Il corpo – scale è invece lo spazio dedicato alla timeline ragionata che ripercorre in maniera divertita, e mai superficiale, i momenti cruciali della sua vita».

All’interno rilassatevi, divertitevi, riflettete. Anche su alcuni pensieri folgoranti, come questo, che ciascuno di noi può dedicare ad uno o più interlocutori ben determinati. Io ho il mio, sono certo che l’avete anche voi.

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