Il più piccolo il più rock

Lo confesso subito: ci sono andato perché incuriosito da due cose. La prima: è il ristorante più piccolo di Roma, appena dieci posti a sedere in un unico tavolo. La seconda: avevo letto che per il The New York Times mangiare da loro è una delle cose da fare se hai 36 ore da trascorrere nella Capitale. Poi ho scoperto che da Mazzo a Centocelle si mangia bene. Mi ha fatto immediata simpatia, è un posto libertino, godereccio, rock.

Da cinque anni in una strada dal nome vezzoso e dunque paradossale come via delle Rose, è creazione di Francesca Barreca – chef donna dell’anno secondo l’edizione 2019 della guida I Cento (ristoranti migliori) di Roma – e Marco Baccanelli. I due chef sono una coppia anche nella vita.

Ha detto Francesca:

Venendo da quartieri popolari come Centocelle (Marco) e Pietralata (io), non volevamo prendere le misure con il nostro primo ristorante mettendoci al centro di Roma. Abbiamo fatto una scelta più di cuore che di testa: tutti ci dicevano che eravamo matti, invece col cazzo!

Francesca Barreca, chef di Mazzo, Centocelle
Francesca Barreca, chef di Mazzo, Centocelle
Marco Baccanelli, chef di Mazzo, Centocelle
Marco Baccanelli, chef di Mazzo, Centocelle

La romanità guida il menu ma si sposa bene con altre cucine, anche quelle orientali. Tutti i piatti, insieme agli specials, sono scritti col gesso bianco lungo la parete e sono soggetti a piccole variazioni che dipendono dal mercato e dalle disponibilità delle botteghe.

Io ho assaggiato la trippa fritta con pomodoro, pecorino e menta (accattivante), l’uovo al tegamino con gamberi e saturnina (un formaggio di mucca a latte crudo) che ho trovato particolarmente interessante. Poi: un rigatone alla carbonara spettacolare, autentico, dal sapore dritto come non mi è mai capitato di mangiare a Roma. E il divertente pollo fritto con insalatina di stagione e maionese del giorno.

Tra le proposte della serata anche: le ruote pazze con genovese di pannicolo (il diaframma del vitello) e parmigiano 24 mesi, che ho sbirciato nel piatto di uno dei commensali e che mi ha lasciato la voglia di tornare da Mazzo per assaggiarle; la coraggiosa lingua di fassona con salsa verde, uovo barzotto, giardiniera di rape e cipolla; la pancia di maiale cotta secondo usanza cinese, con verdure e cipollotto fresco. Piatti dai sapori forti, lavorati da gente che sceglie con molta cura le materie prime e ama inventare ricette con il quinto quarto e le parti meno nobili del bue.

I piatti che inseriamo nel menù vengono scelti in base a quello che comunicano: se esprimono la nostra identità vanno bene, altrimenti sono un piatto qualsiasi in un ristorante qualsiasi. Le sessioni di assaggio sono sostanzialmente brevi, tranne per i piatti più semplici, come la pasta al pomodoro o il pollo fritto, che devono risultare un vero e proprio “punch in the face”: essendo potenzialmente patrimonio di tutti, devono essere piatti inattaccabili, a partire dalla materia prima, passando per la tecnica di realizzazione e finendo con l’impiattamento. Ci fidiamo ognuno del giudizio dell’altro.

Mangiare da Francesca e Marco è stato divertente, ci tornerò. Da Mazzo a Centocelle si mangia bene.

Indispensabile prenotare, ci sono due rigidi turni di servizio, dalle 20 alle 22 e dalle 22 alle 24. Lista dei vini attenta al Lazio e ai piccoli produttori naturali, curiosa anche di Francia e di Alsazia, con alcune etichette al calice. C’è anche un Gin corner con più di 20 distillati in carta. Il ristorante ha ottenuto i 3 gamberi dalla guida Gambero Rosso 2019. Per prenotazioni qui

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