Over the raimbow c’è New York

Divide New York dal New Jersey, si affaccia sul fiume Hudson e può essere definito un piccolo Central Park. È il Riverside Park, un parco pubblico nell’Upper West Side tra la 90esima e la 91esima. Davanti al giardino di fiori The Garden People, sorto nel 1977 all’interno del parco e mantenuto da una comunità di cittadini volontari, Tom Hanks e Meg Ryan, nel film Kathleen e Joe, si danno appuntamento nel finale romanticissimo di C‘è posta per te. A fare da sottofondo la preziosa Over the Rainbow.

«I wanted it to be you. I wanted it to be you so badly.» Mi sono sempre commosso un pò ascoltando questa battuta di Meg, non posso nemmeno dire che oggi mi succeda per colpa dell’età, niente alibi.

Se per me è inevitabile associare New York a quel brano, va detto che si tratta di un pezzo che dagli anni ’40 ad oggi ha avuto un successo costante; la versione originale, scritta da Harold Arlen con testi di E.Y. Harburg è cantata da Judy Garland per il film Il mago di Oz del 1939. Doppia connessione con il cinema, quindi.

Voglio dire che il brano non è un pezzo qualunque: è stato affrontato da interpreti e musicisti incredibili. Mi vengono in mente, in ordine sparso: Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Chet Baker, Mina, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (in Musica Nuda 2), Barbra Streisand, perfino il cantante hawaiano Israel Kamakawiwo’ole il quale ha realizzato un medley del brano con la splendida What a Wonderful World. Il video non rende giustizia, è in contrasto nettissimo (per essere buoni) con l’efficacia del tentativo ma, per curiosità, eccolo.

Ma quando mi è tornato in mente tutto questo? Ieri sera, perché su Spotify ho scovato un album, “Live in Europe”, che contiene una versione fresca, divertente, raffinata, brasiliana di Over the raimbow, interpreta da Melody Gardot.

Più volte protagonista ad Umbria Jazz, la cantante (nata nel 1985 nel New Jersey) ha avuto una vita travagliatissima, a causa di un grave incidente stradale occorsole ad appena 18 anni, che l’ha ridotta semiparalizzata e quasi non vedente. È stata investita da un auto mentre era in bici. Grazie ad un duraturo percorso di musicoterapia, ha ritrovato la voglia di vivere e ridotto i danni cerebrali; nel corso della lunga degenza in ospedale ha imparato a suonare la chitarra e iniziato a scrivere canzoni. Del suo Live in Europe, uscito nel 2018, ha detto:

Ho sognato tutta la vita un disco dal vivo con questa intensità. La selezione è stata molto dura ed è avvenuta riascoltando 300 concerti degli ultimi anni e analizzando frase per frase di ogni esecuzione. Ho spesso pianto riascoltandole e non per l’esecuzione in sé ma per i ricordi cui ero legata ogni sera a quello specifico concerto. Non è stata una esibizione muscolare o una dimostrazione del mio ego personale ma semplicemente un rapporto diretto col mio passato, con la nostalgia e con il ricordo perché in fondo tutto quello che conta in un concerto è il cuore. Questo lavoro offre a tutti il mio cuore e l’amore del mio pubblico che mi ha sempre sostenutaE’ molto più di un regalo per i ricordi che si trascina. E’ un grazie solenne a tutti.

Ascoltate la versione live di Melody, ecco il link da Spotify sull’intero album. Ci sono altri brani molto belli, divenuti veri standard jazz:

https://open.spotify.com/track/14lMEUeiblDXgydWtf6zEp?si=5fDFdFuNQCS2peOm-7YwYA

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