Non si legge una volta sola

«Una civiltà letteraria non è fatta di letture, è fatta di riletture; forse semplicemente una civiltà. Ci sono generazioni che hanno conseguito una dignità duratura leggendo e rileggendo un solo libro, la Bibbia. Non leggevano altro, ma tanto bastava a renderli individui colti, talora artisti, letterati, scrittori. Il rileggere è un’alleanza discorde: è insieme ritrovare, riconoscere e scoprire; trovare ciò che la lettura precedente, o anche più letture, non ci avevano rivelato». È la convinzione del critico Giorgio Manganelli, così esplicitata nel suo libro “Il rumore sottile della prosa”. Da poco è anche la mia, rafforzata dalla recente ri-lettura di Sostiene Pereira, il testo più conosciuto di Antonio Tabucchi, quello che gli valse il Premio Campiello 1994.

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Solo che, questa volta, ho riletto con le orecchie.

Sergio Rubini lo ha letto per me.

Mi sono affidato alla precisa, misurata, appropriata lettura di Sergio Rubini, nel nuovo audiolibro pubblicato prima di Natale da Emons Edizioni (qui ho scritto sul perché mi piacciono gli audiolibri).

Sostiene Pereira è comunemente considerato come un romanzo civile, data l’ambientazione nel 1938, a Lisbona, in pieno regime dittatoriale salazarista. La rilettura me lo fa considerare maggiormente come un romanzo di formazione adulta, un libro che insegna ad aver coraggio, a lasciarsi andare, a non vivere la vita in modo passivo. Forse dipende da me: crescendo, con il passare degli anni e l’impatto degli eventi sulla vita, si cambia, muta la visione delle cose, la prospettiva personale. Anche questo, in fondo, è uno dei vantaggi della ri-lettura: scoprire che dei libri letti anni fa o in adolescenza puoi rinvenire altri significati, nuove sfumature.

Frasi che mi hanno colpito più oggi.

Ascoltando Rubini, mi è capitato di riprendere in mano la mia copia cartacea di 20 anni fa, e sottolineare frasi che, oggi, mi hanno colpito molto, più di un tempo. Alcune come queste.

«La vita non si racconta. La vita si vive, e mentre la vivi è già persa, è scappata.»

«È difficile avere una convinzione precisa quando si parla delle ragioni del cuore, sostiene Pereira.»

«La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro. Che bella espressione, disse Pereira, frequentare il futuro, che bella espressione, non mi sarebbe mai venuta in mente.»

Pereira è un uomo anziano, malato e sovrappeso. Non si aspetta più nulla dalla vita: l’adorata moglie è morta di tisi, passa le giornate curando la pagina culturale del giornale pomeridiano “Lisboa”. Nonostante la sua amata città scintilli “nell’azzurro di una brezza atlantica”, pensa alla morte; vive nei ricordi, parla col ritratto della moglie. Un giorno però conosce Monteiro Rossi: è l’evento che stravolge la sua vita, che cambia il suo ego dominante.  Un’ idea filosofica pervade il testo, non la ricordavo. Quella che le esperienze cambiano l’io che guida le nostre azioni e i nostri pensieri, l’ego dominante appunto, a discapito degli altri, che restano repressi.

noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone. (…) quella che viene chiara la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene sino a quando non viene spodestato a sua volta. Da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione . Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo.

Dal momento in cui conosce ed assume il giovane giornalista Monteiro Rossi, per il professor Pereira inizia una lunga e dolorosa presa di coscienza di sé. Con il sostegno del dottor Cardoso, riuscirà ad aprire gli occhi: sul suo intimo ma anche sulla delicata situazione politica e civile del Portogallo di quegli anni. E compirà un atto di coraggio.

Per farvi venire voglia di leggere o rileggere o audioleggere il romanzo di Tabucchi, faccio per voi tre cose:

La prima: pubblico l’incipit.

(non lo leggete prima di decidere se immergervi in un libro?)

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bei giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte.

La seconda: vi consiglio di vedere o rivedere il film.

Tratto dal libro, del regista Roberto Faenza. Pereira è interpretato da Mastroianni. Potete farlo gratis, il film è su RAI play, basta registrarsi. Al grande attore fu riconosciuto il David di Donatello, nel 1995, quale migliore attore protagonista. Questo il link per il film.

La terza: posto un mio scatto di Lisbona.

Una città che ho visto anni fa e troppo rapidamente. Della quale conservo un certo amore per il Fado e la nostalgia verso le persone che ho incontrato in quel viaggio in macchina, nell’estate del 2004, che mi portò da Pescara al Portogallo del nord fino alla capitale lusitana. Da allora penso che i portoghesi siano gentili, semplici, umani. Non sono qualità da poco.

Lisbonesi visti da un elèctrico
Lisbonesi visti dall’interno di un elèctrico, i tram che salgono e scendono dalle sette colline della città.

Un ultima cosa: consiglio a chi di voi non lo ha fatto di visitare la mostra sulla carriera di Marcello Mastroianni, ci sono riferimenti anche alla sua intepretazione di Pereira. Avete ancora un mese, poi l’esposizione, nella magnifica Ara Pacis, termina. Ne avevo scritto qui Andateci, ne vale la pena Sostiene Di Rino.

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