Non resisto al Rintrocilo di mare

«Portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine. Ma nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario».  Utilizzo le parole di Marcel Proust per descrivere – soprattutto ai lettori di questo piccolo blog che non sono mai stati in Abruzzo – cosa ho provato qualche sera fa, tornando in un paesino sul mare a me molto caro: San Vito Chietino. Non ero in una sala da tè, come il celebre scrittore, saggista e critico letterario francese; ma in una ospitale osteria a pochi passi dal mare e, davanti a me, avevo un Rintrocilo al sugo di pesce. Credetemi, assaggiarlo è un’esperienza irrinunciabile, da fare con gli occhi chiusi per dare tutta la concentrazione al palato. Vale da sola un week end sulla costa abruzzese.

Rintrocilo al sugo di pesce, piatto della gastronomia abruzzese

Ma cos’è il Rintrocilo?

Una pasta di farina, acqua e sale, rigorosamente non all’uovo, generalmente condita con sugo misto di carne, arricchita con formaggio pecorino grattuggiato e peperoncino fresco, tipica della città di Lanciano, nella quale sono nato. Il nome deriva dal particolare matterello dentellato che si usa per preparare il formato di pasta.

Si legge su Wikipedia: «Secondo la vera tradizione lancianese il Rintrocilo dovrebbe essere un unico spaghetto lunghissimo, steso a mano, senza l’aiuto della chitarra o del mattarello. La sezione è rotonda e può arrivare a 5 mm di diametro. Un tempo, durante le feste, le massaie capaci di stendere il Rintrocilo erano chiamate dalle famiglie più ricche per il pranzo di Natale. Questo piatto infatti per molte famiglie frentane è considerato il vero primo piatto natalizio».

Il matterello per il Rintrocilo abruzzese
Il matterello per il Rintrocilo abruzzese

La variante che amo.

Io però vi parlo di una variante: quella del Rintrocilo al sugo di pesce, con granchio, panocchie, pescatrice e seppia. Un condimento intenso, deciso, complesso, che si sposa perfettamente alla consistenza dello spaghettone. Mangiando, il palato si riempie della costa adriatica e del carattere della marineria abruzzese.

Mi sono affidato alle sapienti mani dell’Osteria SottoSale, uno dei locali della guida Slow Food 2019.  Nella recensione della guida si suggerisce, con piena ragione, di non trascurare un altro primo piatto “storico” i tacconcini alla Filippo, una pasta leggera fatta con acqua e farina, potremmo definirli dei maltagliati in una zuppa di pesce fresco e pomodoro, piatto della tradizione di famiglia. I gestori di SottoSale, Patrizia e Antonio De Sanctis, sono ristoratori da sempre e figli d’arte:  Filippo De Sanctis ha in pratica creato la ristorazione di pesce in questo splendido angolo d’abruzzo, porta d’ingresso alla meravigliosa e ancora poco conosciuta Costa dei Trabocchi. Nel menù i primi piatti sono  il punto forte del locale, degni di nota anche le sagnette con frutti di mare e ceci o gli spaghetti con alici e pane profumato. Un altro suggerimento: ho apprezzato particolarmente un tegame di crostacei molto gustoso che viene proposto come antipasto ma può essere un grande secondo.

«Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene». Chi siamo noi, miei cari lettori, per dare torto a Virginia Woolf?

Abruzzo, il fascino di un Trabocco in pieno inverno
Abruzzo, a pochi km da San Vito Chietino: il fascino di un Trabocco in pieno inverno.

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