Glasgow, gennaio 1973

Corruzione diffusa come un cancro, personaggi senza scrupoli, un detective con un passato travagliato ed una connivenza ambigua con la malavita, un’indagine che si cala nel mondo dell’intrattenimento sessuale, «un mondo dove con i soldi si può comprare l’anima e il corpo di chiunque». Tutto in venti giorni: dal 1 al 20 gennaio 1973, in un noir avvincente ambientato a Glasgow.

Alan Parks, Gennaio di sangue, Bompiani editore

Una Glasgow plumbea.

La scrittura di Alan Parks, al suo primo romanzo, si legge con estrema facilità, è diretta, senza fronzoli, non si tira mai indietro. Come il suo personaggio principale, il trentenne Harry McCoy, figlio di alcolizzati, l’infanzia trascorsa in un istituto.

Sullo sfondo di una Glasgow plumbea, lontanissima dal nitore dei campi da golf e dei castelli, perfetta scenografia del thriller, si dipana senza alcun momento di stasi una storia di ricatti, soprusi, deviazioni, strapotere economico, arroganza; Parks la racconta in modo violento, buio, sporco, vero.

Ha detto il traduttore, Marco Drago«Nelle pagine di Parks rivive in tutto il suo smorto splendore la Gran Bretagna dei primi anni ’70, quella schiacciata dalla crisi energetica e dai problemi occupazionali, quella che si stava accorgendo che i fasti dell’Impero erano tramontati per sempre, quella che aspettava quasi supinamente l’arrivo della signora Thatcher. Ma è anche la Gran Bretagna che sta metabolizzando lo scioglimento dei Beatles e sta vivendo la breve stagione del glam, con i suoi eccessi nel look che spaventano la già spaventata classe media. Parks, con un passato di discografico, sparge perle musicali per tutto il libro, fino all’inatteso incontro a tu per tu con un grande divo del glam rock, appunto».

L’ho comprato su consiglio di un cortese libraio della libreria Giunti di Spoltore, Pescara. Mi ha visto sfogliare l’ultima indagine del commissario Rocco Schiavone, di Antonio Manzini: «se le piace lo stile di Schiavone, le faccio conoscere la sua evoluzione noir». In un certo senso, aveva ragione.

L’incipit.

McCoy imboccò il corridoio diretto alle scale, preceduto da una nuvola di fiato condensato. I tacchi schioccavano contro la passerella metallica. Barlinnie non cambiava mai. D’inverno un frigo, d’estate un forno. Il vecchio edificio vittoriano era agli sgoccioli. Non era stato costruito per contenere il numero di prigionieri che ci avevano via via infilato a forza. Tre, a volte quattro in una cella da due. Non c’era da stupirsi che puzzasse. Il tanfo di buglioli troppo pieni e di sudore rancido era così denso che ti azzannava in fondo alla gola non appena aprivano il portone e ti rimaneva incollato ai vestiti per giorni.

Erano anni che ci andava, fin dalle prime settimane di servizio. L’unica cosa buona di Barlinnie era che ti evitava di dover andare altrove. L’intero spettro dei malfattori di Glasgow finiva lì dentro. Stupratori, assassini, pedofili, molestatori e perfino il vecchietto stordito beccato a uscire dal super con due scatolette di salmone infilate nel gilet e la moglie sotterrata da poco. Berlinnie non era schizzinoso, se li prendeva tutti.

St Enoch Square, Glasgow 1973
St Enoch Square, Glasgow 1973

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