Chiamatemi Ismaele: Il gattopardo

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Romanzo postumo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo fu un vero caso letterario. Premio Strega del 1959, divenne il primo best-seller italiano con oltre 100.000 copie vendute. Autobiografia, più che romanzo storico, viene così riassunto nella quarta di copertina dell’edizione Feltrinelli:   «Siamo in Sicilia, all’epoca del tramonto borbonico. È di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso del regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all’intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell’Ottocento. L’immagine della Sicilia che invece ci offre è una immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea».

Ciò che vi propongo è di rileggere Il Gattopardo ma con le orecchie. A guidarvi uno strepitoso Toni Servillo.

Toni Servillo vi consente di rileggere il Gattopardo ma con le orecchie
Toni Servillo legge Il Gattopardo per Emons Audiolibri

L’audiolibro di Emons edizioni è da non perdere. Io l’ho ascoltato su Audible ma è disponibile anche in vendita, nel formato cd o in file sul sito dell’editore. Poteva esserci voce migliore per rileggere il Gattopardo ma con le orecchie e dare vita a quella atmosfera di decadente aristocrazia e di sempre attuale disincanto che lo contraddistingue?

L’Incipit.

“Nunc et in hora mortis nostrae. Amen.” La recita quotidiana del Rosario era finita. Durante mezz’ora la voce pacata del Principe aveva ricordato i Misteri Gloriosi e Dolorosi; durante mezz’ora altre voci, frammiste, avevano tessuto un brusio ondeggiante sul quale si erano distaccati i fiori d’oro di parole inconsuete: amore, verginità, morte; e durante quel brusio il salone rococò sembrava aver mutato aspetto; financo i pappagalli che spiegavano le ali iridate sulla seta del parato erano apparsi intimiditi; perfino la Maddalena, fra le due finestre, era sembrata una penitente anziché una bella biondona, svagata in chissà quali sogni, come la si vedeva sempre. Adesso, taciutasi la voce, tutto rientrava nell’ordine, nel disordine, consueto. Dalla porta attraverso la quale erano usciti i servi, l’alano Bendicò, rattristato dalla propria esclusione, entrò e scodinzolò. Le donne si alzavano lentamente, e l’oscillante regredire delle loro sottane lasciava a poco a poco scoperte le nudità mitologiche che si disegnavano sul fondo latteo delle mattonelle.

Il film. 

Come è notorio, dal romanzo fu tratta la pellicola girata nel 1963 da Luchino Visconti (il quale vinse la Palma d’oro a Cannes per la regia). Nel cast il personaggio principale, il Principe Don Fabrizio di Salina, fu interpretato da Burt Lancaster. Vi posto la scena del bacio tra le giovani ed affascinanti bellezze di Claudia Cardinale e Alain Delon, non trascurando che il cast era arricchito da Paolo Stoppa, Rina Morelli, Romolo Valli, Mario Girotti.

I luoghi.

Una curiosità: non tutti sanno (io l’ho scoperto qualche settimana fa) che gran parte delle riprese ambientate all’interno della residenza furono girate a Palazzo Chigi di Ariccia e non in Sicilia, ad eccezione del ballo finale ripreso in Palazzo Gangi a Palermo. Ecco due mie foto esterno/interno di Palazzo Chigi scattate ad Ariccia di recente.

3 thoughts on “Chiamatemi Ismaele: Il gattopardo

      1. Questo post e quello che mi hai linkato sono uno più bello dell’altro.
        Riguardo al Gattopardo, Burt Lancaster recitò anche in un altro splendido film tratto da un libro: L’isola del dr. Moreau. Ti consiglio caldamente di guardarlo, e di leggere anche il capolavoro da cui è tratto. Grazie a te per la risposta! 🙂

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