Cose serie #1: After life

Cose serie, rubrica di trecento parole per gli otto milioni di italiani che utilizzano il videostreaming, quindi Netflix ma non solo. Non si turbino i puristi: indietro non si torna, anche questo è cinema. Una promessa doverosa: leggete tranquilli, niente spoiler.

After life serie tv su Netflix Italia
Ricky Gervais è Tony, il giornalista sulla cui vita ruota la mini serie (6 episodi) After life, distribuita da Netflix

Perché vedere la serie After Life. 

Il primo motivo è la sua particolarità: affronta in forma di commedia temi molto delicati, quali la perdita, il suicidio, come (e se) andare avanti con la propria vita dopo la scomparsa della persona amata.

Il protagonista (Ricky Gervais, un personaggio poliedrico: attore per il cinema e la tv, regista, sceneggiatore – anche di After Life – e stand-up comedian) è Tony, un giornalista di mezza età che soffre per la morte della moglie a causa del cancro.

Pensa ogni giorno al suicidio (lo trattiene solo l’idea di far soffrire il suo splendido cane) e si concede la libertà di dire e fare ciò che vuole. In questo, quando esercita, con esiti molto divertenti, quello che lui chiama il “superpotere”, la totale sincerità di espressione, il sarcasmo feroce, mi ha ricordato “Viva l’Italia”, film del 2012 diretto da Massimiliano Bruno. Nel quale un Michele Placido in gran forma interpreta un uomo politico colpito da ictus e cambiato dal conseguente danno a quella parte del cervello che regola i freni inibitori:  inizia a trattare il prossimo con inattesa ma irresistibile franchezza.

Riuscirà Tony a tornare ad apprezzare la vita? È questo il tema centrale della serie: come affrontare la propria quotidianità dopo che un lutto (o una separazione) l’hanno completamente stravolta, cambiando anche il tuo modo di relazionarti con gli altri.

La seconda ragione del perché vedere la serie After Life è nella cosa che ho apprezzato di più: i dialoghi. Molto efficaci, a tratti brillanti.


Link alla pagina dedicata su Netflix.

Ecco il trailer.

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