L’insostenibile pesantezza dell’essere. Umano

Una mostra evento, che documenta e denuncia. Allestita nello splendido spazio espositivo del MAST di Bologna ed aperta a tutti, gratuitamente. Prima tappa di un importante tour europeo, vi conduce tra trentacinque grandi fotografie, murales, videoinstallazioni, immersioni nella realtà aumentata. Tutto per raccontare – il lettore accetti la mia sintesi – l’insostenibile pesantezza dell’essere umano sulla Terra e per gettare luce sulla nostra epoca: l’Antropocene. L’Età in cui l’uomo lascia il segno del suo passaggio sul Pianeta, producendo grandi cambiamenti all’ecosistema. Trovate il modo di andare nella città di Lucio Dalla, questa esposizione è una vera chicca.

L'insostenibile pesantezza dell'essere umano sulla Terra: il tema nella mostra Anthropocene al MAST di Bologna fino al 22 settembre

Nella mostra i risultati della ricerca scientifica dell’ “Anthropocene Working Group”, che raccoglie prove per dimostrare come l’impatto umano sia la fonte più rilevante dei cambiamenti che avvengono sul Pianeta.
Il visitatore è guidato in un percorso che spazia dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina australiana, dalle surreali vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama alle cave di marmo di Carrara e ad una delle più grandi discariche del mondo a Dandora, in Kenya. La Terra sta cambiando, è l’insostenibile pesantezza dell’essere umano a cambiarla.

Mi hanno particolarmente colpito le grandi fotografie di Edward Burtynsky. Le sue parole: “Abbiamo sempre attinto dalla natura. E’ un fatto normale, connaturato alla condizione umana e, oltretutto, un dato comune a tutte le forme di vita. La differenza oggi sta nella velocità e nelle dimensioni di questa appropriazione della terra da parte dell’uomo, un impatto talmente massiccio e globale da non avere precedenti nella storia del pianeta. Le mie immagini possono sembrare a volte surreali, ma in realtà illustrano il nostro mondo sfruttato esattamente così com’è”.

Il tema.

Si legge nella presentazione di Urs-Stahel, co-curatore della mostra: “Gli esseri umani influenzano il pianeta da lungo tempo, almeno da quanto sono diventati stanziali e praticano l’agricoltura. Con l’avvento della industrializzazione, circa 250 anni fa, questa influenza ha acquisito una forza ed una portata sempre crescenti. Da allora riversiamo quantità sempre più ingenti di CO2 nell’atmosfera, movimentiamo terra, pietre, sedimenti, perforiamo montagne, utilizziamo ogni riserva disponibile di carbone petrolio, metano, fosfato, fino alle terre rare. Sviluppiamo nuovi materiali come cemento, alluminio e plastica (e nuove fonti energetiche con la scissione dell’atomo) che inquinano il nostro pianeta, la nostra aria, i nostri mari e che in alcuni casi ritroviamo nella catena alimentare sotto forma di microparticelle.

L’ingresso del MAST di Bologna, la splendida struttura che ospita l’esposizione Anthropocene fino al 22 settembre. Il tema può essere sintetizzato ne: l’insostenibile pesantezza dell’essere umano sulla Terra. MAST sta per Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia e indica un centro polifunzionale nonché spazio espositivo realizzato dalla omonima Fondazione dell’imprenditrice e filantropa Isabella Seragnoli. 

“Sfruttiamo il mondo animale e vegetale, peschiamo ogni anno 80 milioni di tonnellate di pesci dai mari e altrettanti negli impianti ittici. Negli allevamenti intensivi a scopo alimentare di maiali, polli, pecore, bovini, viene aumentato l’indice di produttività per soddisfare la crescente domanda. […] La nostra condotta provoca l’acidificazione degli oceani, l’aumento della temperatura media annua sulla Terra. […] L’enorme aumento della popolazione e la sua velocità di riproduzione pone l’umanità di fronte a problemi di eccezionale portata – non a caso il cambiamento climatico è un tema ricorrente nei media.

Il concetto di Antropocene.

Alcuni scienziati hanno coniato il termine “Antropocene” per descrivere il fenomeno dell’impatto dell’Homo Sapiens sulla Terra, che “ha raggiunto negli ultimi decenni proporzioni tali da essere equiparabile, se non addirittura superiore per forza e importanza, alle trasformazioni subite dalla Terra nel corso delle ere geologiche precedenti

Anche nella produzione del litio l'insostenibile pesantezza dell'essere umano sulla Terra
Particolare da foto di Edward Burtynsky, miniere di Litio #1, Saline, Deserto di Atacama, Cile, 2017. Il sito è la più grande fonte al mondo di litio, componente presente in numerosi prodotti quali batterie di vetro, ceramica e farmaci. Le varie tonalità di blu, verde e giallo rappresentano le fasi del processo di evaporazione del litio. Se da un lato i veicoli elettrici alimentati a batteria potrebbero ridurre significativamente le emissioni di anidride carbonica, questo tipo di batterie richiedono il litio, che a sua volta pone una serie di problemi. Attualmente la domanda di questo metallo è alle stelle, è prevedibile che sia destinato a diventare uno dei beni di maggior valore di questo secolo.
Dalle foto di Edward Burtynsky traspare l'insostenibile pesantezza dell'essere umano sulla Terra
Sono splendide le fotografie di Edward Burtynsky, canadese, uno dei fotografi più conosciuti e apprezzati al mondo.

Che fare?

La mostra denuncia le cause del cambiamento globale in atto nel Pianeta: lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, l’adozione di processi di sviluppo non sostenibili, lo sfruttamento incontrollato di materie prime nei comparti ambientali.

Possiamo ancora rallentare questo processo? Fornire risposte precise è molto difficile: abbiamo turbato e alterato il clima globale, innescato l’estinzione di massa delle biodiversità, trasformato gli ecosistemi.

Due le strade. Alcuni esortano a mostrare prudenza, se non umiltà, al cospetto della natura, invitando a risparmiare le risorse e ridurre immediatamente le emissioni di sostanze inquinanti. Altri dicono di prendere definitivamente in mano il destino del Pianeta grazie a l’ingegneria climatica, la geoingegneria, l’ingegneria genetica; l’idea è interferire con la natura attraverso le conoscenze presenti e future per evitare un possibile collasso, in un clima di fiducia incrollabile nel progresso del genere umano.

L'insostenibile pesantezza dell'essere umano sulla Terra è resa esplicita dalle foto di Edward Burtynsky

Edward Burtynsky, Dandora Landfill #3 Plastics Recycling Nairobi Kenya 2016, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery

Video e realtà aumentata.

La mostra include anche video-installazioni di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Si tratta di vivide riflessioni sull’Antropocene che, grazie a questo mezzo espressivo, favoriscono la comprensione della portata del fenomeno. Dal tunnel ferroviario più lungo della Svizzera allo storico rogo in Kenya delle zanne di avorio nel 2016, le installazioni di Baichwal e de Pencier si avvalgono di tecniche di ripresa all’avanguardia per documentare l’evidenza e fornire un’esperienza diretta del dominio dell’uomo sul pianeta. 

Nel percorso espositivo si trovano inoltre tre installazioni di realtà aumentata che come avviene per i murales sono accessibili tramite AVARA, una App gratuita per smartphone e tablet (disponibile su Apple App Store e Google Play): composte da migliaia di immagini fisse e assemblate attraverso un processo chiamato fotogrammetria, ogni installazione di realtà aumentata porta il visitatore a vivere un’esperienza immersiva grazie ad un’immagine 3D a grandezza quasi naturale. 

L'insostenibile pesantezza dell'essere umano sulla Terra nella mostra al MAST di Bologna fino al 22 settembre

La mostra è aperta fino al 22 settembre nella struttura del MAST di via Speranza 42 a Bologna. Info
Io ho risposto: “informato”

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