Chiamatemi Ismaele: Persone normali

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Lo confesso: l’ho comprato per la copertina di Mario Sughi, avendone sentito parlare da molti come un libro da leggere. Ebbene, l’ho letto in poche ore. Lo stile di Sally Rooney in “Persone normali” è diretto, sintetico, essenziale e le pagine scorrono una dopo l’altra. Ma il motivo vero della velocità di lettura è che non puoi fare a meno di sapere cosa accade alla relazione tra Marianne e Connell, due ragazzi che vivono in un paesino irlandese e frequentano l’ultimo anno di liceo.

Poi, certo, c’è l’amore, in primo piano nella storia. Come sappiamo, è quasi sempre inspiegabile, a volte indissolubile, spesso incomunicabile. Direi che è un libro che ti ricorda che quando sei giovane non riesci a dare un nome a quello che ti succede ma al tempo stesso ti fa riflettere che con la maturità le cose, a volte, non cambiano. Che vivere sospesi, lasciarsi sopraffare da quello che accade, non riuscire ad essere pienamente sé stessi non è cosa rara ma da “persone normali”.

Mi è piaciuta un’altra cosa: la rappresentazione di un certo modo di essere provinciali, della difficoltà a scrollarsi di dosso odiosi condizionamenti. Non pensi che gli under 25 di oggi l’abbiano, ma il libro di Sally Rooney ti fa sospettare che forse non è così.

L’incipit

Connell suona il campanello e Marianne va ad aprire. Ha ancora addosso la divisa scolastica ma si è tolta il maglione, per cui è in gonna e camicetta, e senza scarpe, solo con i collant.

Oh, ciao, dice lui.

Entra.

Si volta e si avvia per il corridoio. Lui la segue, chiudendosi la porta alle spalle. Scende i pochi gradini che portano in cucina, dove sua madre Lorraine si sta sfilando un paio di guanti di gomma. Marianne si siede sul piano di lavoro con un saltello e prende un barattolo aperto di crema di cioccolato nel quale ha lasciato un cucchiaino.

Marianne mi stava dicendo che oggi vi hanno dato i risultati della simulazione d’esame, dice Lorraine.

Ci hanno ridato quello d’inglese, dice lui. Li restituiscono separatamente. Vuoi che c’incamminiamo?

Lorraine piega i guanti con cura e li ripone sotto il lavandino. Poi inizia a sciogliersi i capelli. A Connell sembra che potrebbe farlo in macchina.

E ho sentito che sei andato benissimo, dice lei.

Il migliore della classe, dice Marianne.

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