Destinazione America

Manhattan e l’America nelle settimane che precedono l’elezione di Trump. Un romanzo divertente e amaro, che nelle sue 400 pagine bombarda il lettore di stimoli. A partire dal primo: conta solo il denaro. Negli USA del 2016 sei quello che vali in termini patrimoniali. Sei un numero, quel numero.
E quel numero determina, ad esempio, la tua intelligenza (“un uomo così ricco non poteva essere stupido”) e se puoi vivere a Manhattan.

“Il loro edificio era diviso in sezioni: economy, business e prima classe. Sui pianerottoli dei primi undici piani c’erano diversi appartamenti, ciascuno con non più di tre camere da letto, dimora di milionari medi sul lato vendite della finanza, direttori generali di Goldman e simili, con mogli al primo o secondo figlio. I successivi undici avevano invece un solo appartamento per piano, e ci vivevano capi di società di hedge fund e private equity, nonché una modella argentina con il fidanzato calciatore che non passavano mai più di una settimana all’anno a New York. Gli ultimi tre piani erano di Rupert Murdoch”.

In primo piano la storia di Barry e Seema. Lui è “l’uomo più simpatico di Wall Street”, un finanziere che amministra hedge-fund in modo disinvolto. Lei, sua moglie, è una ragazza intelligente nata da genitori indiani dalle rigide convinzioni.
In Seema il lettore non faticherà a trovare il ritratto di molte donne incontrate nella vita. Dotata di un CV migliore del marito, si sposa e, di fronte ai successi finanziari di Barry ed ai milioni di dollari da lui facilmente accumulati, pensa che tutto sommato non valga la pena di percorrere la strada dello studio legale di successo verso la quale sembrava destinata. Abbraccia così un sistema sociale costellato di cose futili. Come ha detto lo stesso Shteyngart, si inserisce in un sistema nel quale “la moglie scorta i principini verso il futuro, punto e basta. È un sistema assolutamente misogino, che non aiuta nessuno. Ma immagina di essere il figlio di una queste mogli… che cosa fa la mamma? La mamma ha una laurea migliore di quello di papà ma passa tutto il suo tempo a escogitare un modo per far entrare il suo bambino ad Harvard. È davvero avvilente.” Seema tifava decisamente per Hillary: “sono preoccupata che un coglione come Donald Trump diventi il presidente di questo paese di merda”.

Sconvolti dalla nascita di un figlio autistico, Barry e Seema perderanno molte convinzioni.
Lui affronterà un viaggio on the road in pullman attraverso l’altra America, ciò che c’è oltre New York e Manhattan. Lei cercherà la famiglia di origine e altre braccia (le prime, quelle di uno scrittore, al quale dirà: “hai visto Mad Men? Io sono la Betty Draper della situazione”).

Nel viaggio di Barry, a cavallo di Greyhound costellati di varia umanità, le pagine più interessanti del romanzo. Sono quelle che incrinano il sogno americano e che dicono che noi siamo anche le nostre imperfezioni. Sono loro a renderci umani.

Su uno dei viaggi in pullman Greyhound Barry “cominciò a sospettare qualcosa sul nostro paese. Che in fondo a ben vedere eravamo tutti sottoposti ad una severa disciplina militare. Nonostante l’etica da cowboy individualisti, in realtà obbedivamo tutti a degli ordini, e qualunque cose dicessimo o facessimo per protestare poteva essere considerata una polemica e chiunque poteva essere lasciato a terra”.