Da dove passa la luce

 A me è piaciuto. Forse anche perché nella vita mi sono già trovato alcune volte in una situazione come quelle descritte o affrontate da Mario Calabresi. E dunque mi sono immedesimato, dopo poche pagine a La mattina dopo.

Al di là dell’effetto immedesimazione, che, ne sono convinto, non riguarderà solo me, resta comunque un buon libro di riflessioni attorno ad un tema cruciale: come affrontare i giorni successivi ad un trauma, qualunque esso sia; come riuscire a conservare la dignità del vivere, facendo leva su doti proprie – e spesso mai palesate prima – oltre che sull’aiuto di qualcuno. Ho apprezzato che lo scrittore è riuscito a non cedere alla retorica. Non era facile.

”Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo, tutti sappiamo di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale ma subito dopo viene aggredito dal dolore. La prima volta di solito è per la fine di una storia d’amore, ai tempi della scuola, poi la vita ne ha in serbo tanti altri, per alcuni troppi. La morte di un genitore, di un amico, di un compagno, di un figlio, la perdita del lavoro, un tragico errore, una bocciatura, una clamorosa sconfitta, anche la fine del lavoro e il primo giorno della pensione. Non esiste una scala del dolore, della sofferenza e del vuoto, niente può essere giudicato o paragonato, esiste però per tutti la mattina dopo, che può essere quella in cui provi a difenderti e a proteggerti o quella in cui inizi a naufragare”.

Il percorso delle riflessioni si alterna tra storia familiare e personale di Calabresi (aveva due anni e mezzo quando spararono a suo padre, il Commissario Luigi Calabresi) e storie di altri giornalisti come Yavuz Baydar scappato dalla Turchia per sfuggire alle prepotenze di Erdogan o di giovanissimi come il consigliere d’ambasciata italiana a Santiago del Cile, Roberto Toscano, capace di aprire le porte dell’edificio l’11 settembre 1973 e di organizzare l’espatrio degli oppositori in fuga dalle retate della polizia segreta.

“Una cosa l’ho imparata da bambino, che se i rovesci si impara ad accettarli e si ha pazienza di alzare lo sguardo, allora diventano vere le parole di Leonard Cohen: in ogni cosa c’è una crepa, è da lì che passa la luce”.

Bello anche in audiolibro, di Emons Edizioni, con la convincente lettura dello stesso autore.

4 thoughts on “Da dove passa la luce

  1. Mi piace molto come scrive Calabresi
    L’ho ascoltato alcune volte alle presentazioni dei libri al Salone a Torino ed anche al mio paesino. Ha anche un bel modo di parlare

    1. Piace molto anche a me. Mi ha sorpreso anche come lettore dell’audiolibro. Non era per niente scontato: ad esempio a me non piace come Carofiglio legge i suoi testi.

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