Con i miei occhi: Spoleto

Con i miei occhi, rubrica di immagini fotografiche, descrizioni, didascalie o semplici suggestioni. Precedenti post su Napoli e Venezia. Pubblico miei scatti, senza un criterio predefinito, a cavallo di luoghi, epoche, esperienze. Un solo filo comune: l’assenza di selfie, non li ho mai saputi fare, non mi piacciono. 

Mio padre me ne aveva sempre parlato. La frequentava negli anni 60/70 per il Festival dei due mondi, complice una sua stretta amicizia. Io, in tanti anni, non c’ero mai stato, né con lui né senza di lui. Spoleto mi ha colpito, forse l’ho vista nella stagione giusta e con la luce migliore. Ma ho finalmente capito cosa ci vedeva lui.

Ho cercato di trasferire in foto quella particolare atmosfera della mia prima volta a Spoleto: l’idea di poter vedere molto ma anche nulla. Dipende da te. E sei consapevole che, in entrambi i casi, che tu la percorra a piedi o con le scale mobili o stia ore a leggere un libro davanti al verde e all’arte che la circondano, la tua scelta è quella giusta.
Doppio quadrante, orario e calendario, per lo storico orologio del Municipio di Spoleto. E’ inglobato in una torre del ‘200.
Piazza Duomo domina il borgo. Una delle cose che puoi fare a Spoleto è indugiare in un tavolino del bar sulla destra. E pensare. La facciata duecentesca della cattedrale di Santa Maria Assunta è di pietra rosata; ad impreziosirla rosoni e un grande mosaico bizantineggiante. La piazza è lo scenario più spettacolare del Festival dei due Mondi , che la riempie di sedie e suggestioni. Nel 2019 si è svolto dal 28 giugno al 14 luglio.
Derivato da un acquedotto romano, il Ponte delle Torri è lungo 230 metri e alto 80. E’ circondato dal verde e ricco di fascino.

Non si è sottratto Goethe al fascino del Ponte e della natura che lo circonda. Al punto da dedicargli una pagina del suo saggio Viaggio in Italia.

«Sono salito a Spoleto e sono anche stato sull’acquedotto, che nel tempo stesso è ponte fra una montagna e l’altra. Le dieci arcate che sovrastano a tutta la valle, costruite di mattoni, resistono sicure attraverso i secoli, mentre l’acqua scorre perenne da un capo all’altro di Spoleto. È questa la terza opera degli antichi che ho innanzi a me e di cui osservo la stessa impronta, sempre grandiosa. L’arte architettonica degli antichi è veramente una seconda natura, che opera conforme agli usi e agli scopi civili. È così che sorge l’anfiteatro, il tempio, l’acquedotto. E adesso soltanto sento con quanta ragione ho sempre trovato detestabili le costruzioni fatte a capriccio, come ad esempio, il Winterkasten sul Weissenstein: un nulla che non serve a nulla; o tutt’al più una enorme bomboniera; e così dicasi di altre mille cose: cose tutte nate morte, perché ciò che veramente non ha una sua ragione di esistere, non ha vita, e non può essere grande, né diventare grande.»
( Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, 1816-1817, Firenze, Sansoni editore, 1959.)

L’interno della Chiesa spoletina che mi ha colpito di più: San Gregorio Maggiore. E’ nel lato occidentale di Piazza Garibaldi, è la prima cosa che ho visto. Il suo campanile richiama un gusto architettonico di altre latitudini ma l’interno ti riporta a quello che ti aspetti, anzi ti sorprende in positivo, nonostante i numerosi rifacimenti nel corso dei secoli le abbiano attribuito un aspetto ben diverso da quello della consacrazione avvenuta nel 1146.
Le arcate del Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti. Gli 800 posti a sedere ne fanno il teatro all’italiana più capiente dell’Umbria. E’ consacrato alla memoria del maestro librettista e compositore, fondatore del Festival dei due mondi. Una curiosità: è collegato al sistema di mobilità alternativa di Spoleto.
La garanzia di un nome. Scusate, non ho resistito.

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