Cercami

Chiamatemi Ismaele, il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Nel suo nuovo “Cercami”, appena pubblicato da Guanda, André Aciman cerca di rispondere all’interrogativo: si può smettere di amare? Per farlo, riprende, a distanza di dodici anni, alcuni personaggi del suo precedente “Chiamami col tuo nome”, portato al cinema da Luca Guadagnino nel 2017 e sceglie di non proseguire la storia da dove si era interrotta. Torna ad affrontare il sentimento amoroso e svela che per lui è immediato, senza remore, totale; è amore solo se nasce in un solo istante e non si spegne, mai. Quindi, senza tentennamenti, la risposta è secca: no, non si può smettere di amare, tornare esseri individuali o semplicemente se stessi, dopo essersi uniti, permeati, mescolati in un’unica essenza. Dopo l’Amore.

Cercami di André Aciman: Innamorarsi di qualcuno che ha il doppio o la metà dei propri anni
Al professore di lettere classiche Samuel ed al figlio Elio capita di innamorarsi di qualcuno che ha il doppio o la metà dei propri anni.

Roma sullo sfondo

Aciman è professore di letteratura comparata alla City University di New York, vive a Manhattan ma è cresciuto ad Alessandria d’Egitto. Di madrelingua francese, parla italiano essendo vissuto a Roma negli anni sessanta. Il che si riverbera sul romanzo: ci sono i vicoli di Roma in Cercami, la città eterna è un ingrediente fondamentale della storia, assieme a certi angoli di Parigi ed alla musica classica. Il libro è di agevolissima lettura e riesce a parlare d’amore in modo romantico e passionale, cedendo solo in un paio di casi ad un gusto sdolcinato che pure avrei in ogni modo cercato di evitare. Ciò che ho apprezzato di più è che non si limita a parlare di amore, ma di amore in relazione al tempo che passa. Al professore di lettere classiche Samuel ed al figlio Elio (ricordate il loro splendido dialogo nel film di Guadagnino?), capita di innamorarsi di qualcuno che ha il doppio o la metà dei propri anni. La loro vita ne viene stravolta, sono chiamati ad una scelta.

La citazione

“Sei capace di fare pazzie, allora?” mi chiese. “Perché io si”. – “In che senso, pazzie?“Fare in questa vita tutto quello che non sei riuscito a fare nell’altra, quella monotona, ordinaria, sterile di prima. Lo vuoi fare insieme a me, ora?” -“Si. Tu, piuttosto, puoi mollare tutto? Tuo padre, il tuo lavoro?” le chiesi, quasi consapevole di sembrare io quello che cercava scuse per rimandare il momento di prendere una decisione. “Ho le mie due macchine fotografiche. Non ho bisogno di altro, davvero. Il resto lo posso comprare ovunque.”

L’incipit

Perché quell’aria cupa? La vide salire alla stazione di Firenze. Aprì la porta scorrevole di vetro, entrò nella carrozza e dopo essersi guardata intorno scaraventò lo zaino sul sedile vuoto accanto al mio. Si levò il giubbotto di pelle, posò il libro che stava leggendo, un tascabile in inglese, poi mise una scatola bianca quadrata nella cappelliera e si accasciò sulla poltrona di traverso a me, sbuffando in un moto forse di rabbia o agitazione. Mi fece pensare che avesse avuto un’accesa discussione pochi secondi prima di salire a bordo e stesse ancora rimuginando sulle parole taglienti che lei o l’altra persona aveva pronunciato prima di troncare la telefonata. Il suo cane, che cercava di tenere a cuccia tra le caviglie con il guinzaglio rosso avvolto intorno al polso, non sembrava meno irrequieto di lei. “Buona” le disse in italiano, sperando di calmarla, “fai la brava”. “Buona” ripeté, mentre il cane si agitava e cercava di divincolarsi dalla sua presa decisa. La presenza dell’animale mi infastidiva, e d’istinto mi rifiutai di scavallare le gambe o di scansarmi per fargli spazio. Lei però parve non accorgersi né di me né di ciò che esprimeva il mio linguaggio del corpo. Si mise a rovistare nello zaino, trovò un sacchetto di plastica poco voluminoso e tirò fuori due biscottini a forma di osso, poi tenendoli sul palmo osservò il cane prenderli con la lingua. “Brava” si complimentò. Dopo averla ammansita, almeno per il momento, si sollevò per aggiustarsi la camicia, si risistemò sul sedile e infine si abbandonò a una sorta di stupore turbato, guardando Firenze con indifferenza mentre il treno si allontanava dalla stazione di Santa Maria Novella. Stava ancora ribollendo e, forse senza accorgersene, scosse la testa, una volta, due, era chiaro che continuava a inveire contro la persona con cui aveva discusso prima di salire sul treno. Per un istante la vidi così desolata che, fissando il mio libro aperto, mi ritrovai all’affannosa ricerca di qualcosa da dire, anche solo per aiutarla a placare quello che sembrava un uragano pronto ad abbattersi sul nostro angolino in fondo alla carrozza. Poi, però, cambiai idea. Meglio lasciarla in pace e continuare a leggere. Ma quando mi accorsi che mi stava guardando, non riuscii a trattenermi: “Perché quell’aria cupa?” chiesi.

Anche se ho creato io i personaggi e sono l’autore delle loro vite, non mi sarei mai aspettato che avrebbero finito per insegnarmi cose sull’intimità e sull’amore che non avrei mai pensato di mettere nero su bianco. Il film di Guadagnino mi ha fatto realizzare che volevo ritornare con loro e guardarli attraverso gli anni, ecco perché ho scritto Cercami. (André Aciman)

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