Otis Redding è tra noi, si fa chiamare Kiwanuka

A dicembre saranno trascorsi 52 anni dalla tragica scomparsa del ventiseienne Otis Redding, il principe del soul. Colui che, con Aretha Franklin, è stato in grado di “portare la soul music nelle classifiche dei bianchi”. Ieri mi sono convinto che Otis vive, nel corpo e nel talento smisurato di Michael Kiwanuka. Il suo album omonimo è, forse, il più bel disco del 2019.

Michael Kiwanuka. Il suo album omonimo è, forse, il più bel disco del 2019.
Michael Kiwanuka. Il suo album omonimo è, forse, il più bel disco del 2019.

Avevo già adocchiato Michael Kiwanuka per il suo magnifico pezzo Love & Hate, colonna sonora di una serie Netflix, When they see us che mi ha commosso ed appassionato. “Love and hate/how much more we supposed to tolerate?” La domanda è più che mai attuale.

Londinese ma di origini ugandesi, Michael ha pubblicato a fine ottobre il suo terzo album “Kiwanuka” (qui su Spotify) e sembra quasi avere coscienza, scegliendo di utilizzare il suo cognome per il titolo del suo ultimo lavoro, che il disco farà la storia della black music. Singolo di apertura “You ain’t the problem”, video che piacerebbe a Tarantino, groove afro, un inno all’amore per sé stessi con evidenti influenze soul & funk. Un pezzo da ascoltare più volte per rimanerne trascinati.

Il secondo video già disponibile (anch’esso molto bello) è quello di “Hero”. Se dopo la dolente introduzione siete in grado di resistere – senza muovere di un millimetro la testa – al riff di chitarra ed al basso che attacca con la batteria, allora abbiamo un problema, non possiamo essere amici.

Ascoltate la convincente “Solid Ground”, prova canora solidissima di Michael, la trascinante “Rolling” o piuttosto “Piano Joint” con il sapiente uso di tastiere, archi e cori. Quasi ogni pezzo meriterebbe una citazione, l’intero disco è un lavoro maturo (frutto di tre anni di composizione) che andrebbe ascoltato con cura e calma, come si faceva con gli LP di un tempo. Invidio chi potrà essere a Milano il 7 dicembre.

3 thoughts on “Otis Redding è tra noi, si fa chiamare Kiwanuka

      1. Quest’anno anche un’altra regista italiana ci ha regalato un autentico gioiellino: alludo ovviamente a Michela Andreozzi e al suo splendido Brave ragazze. L’hai visto?

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