Il primo amore è sempre il secondo

“Nell’estate del 1963 mi innamorai e mio padre annegò”. Contravvenendo a tutte le regole, il libro di Charles Simmons inizia così. Nella prima riga c’è tutto, alla faccia dello spoiler. Boom, dopo poche parole esplode davanti al lettore un elemento essenziale della trama. Continui a leggere e, sostanzialmente quasi te ne dimentichi. Perché nelle successive 145 pagine sei immerso nel racconto di un’estate di turbamento. Quando capisci, e non importa quanti anni hai, che se ami non riesci a fermarti.

Siamo sull’isola di Bone Point. Viviamo l’era kennediana, ci immedesimiamo nelle nuotate, vediamo la stessa luce, siamo di fronte all’Oceano, partecipiamo alle feste in veranda o sulla spiaggia, percepiamo i desideri che si rincorrono. E non solo quelli del protagonista, il quindicenne Michael, che si innamora alla follia di una ragazza più grande di qualche anno. Ci sono un padre seducente, una donna disinibita, una moglie gelosa, due ragazze in cerca di amore, le poesie scambiate, le fotografie scattate accarezzando, film visti (pellicole che sono più di un indizio) facendo una puntata in città, sulla terraferma, con un buggy da spiaggia.

Se ami non riesci a fermarti. “Si è responsabili di chi ci ama” dice Zina a Michael.

Aveva occhi e capelli castani, la pelle dello stesso colore anche se una tonalità più chiara, e le labbra rosso porpora. Sembravano intagliate. Non smetteva di abbracciare e accarezzare il suo cane, come se fosse lui ad aver corso un pericolo anziché noi. Poi mi toccò la guancia; per curiosità, pensai. Mi innamorai di Zina a testa in giù.

Consiglio di leggere anche l’interessante postfazione “Il primo amore è sempre il secondo” dello scrittore Tommaso Pincio, per l’occasione traduttore del libro. Dopo aver evidenziato quale legame ci sia tra il racconto di Simmons e Primo Amore di Turgenev, ci ricorda che di lì a poco un’intera Nazione e il mondo intero saranno sconvolti dall’assassinio del Presidente degli Stati Uniti. Ricordo che mia madre mi raccontava: era il giorno del suo compleanno, era incinta di me.

Sono io il tuo dono, Misha. Voglio che baci questa foglia. La teneva appoggiata alla bocca. Chiusi gli occhi e mi piegai in avanti. Lei tolse la foglia e baciai le sue labbra.

Il gusto agrodolce dell’adolescenza, immagini che vi sembreranno da subito molto cinematografiche, il rapporto padre-figlio, una storia semplice, raccontata senza usare una parola in più. E poi il mare. Fondamentale, come sa chi ci vive accanto. E le lacrime: “Immagino stessi piangendo. Le lacrime e l’acqua salata hanno lo stesso sapore”.

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