Retroscena, buono prima di tutto

“Abbiamo aperto nel cuore di Porto San Giorgio, un paese sulla costa marchigiana, un piccolo ristorante contemporaneo con una cucina completamente a vista su una sala di circa 30 posti ed uno Chef Table, che affaccia su di essa, con sei posti a sedere. La nostra filosofia è semplice: buono prima di tutto, nel rispetto della stagionalità e della materia prima”. Si sono descritti così, i ragazzi di Retroscena, novità molto interessante della ristorazione adriatica, nella scheda di presentazione di TheFork Restaurants Awards 2019. Li riconosco in questa descrizione: era sabato sera, ho mangiato bene, in un locale raffinato, sapevo di essere nelle Marche e che in un’ora sarei rientrato a casa, ma con me c’era la sensazione di trovarmi a Berlino, in Scandinavia o a Parigi.

Il ristorante Retroscena a Porto San Giorgio, buono prima di tutto
L’interno del Retroscena di Porto San Giorgio, pochi metri dal bel Teatro Vittorio Emanuele II
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Reblog, stimoli dal web #3

Nella rubrica Reblog segnalo articoli di altri blog che ho letto di recente e che mi sono piaciuti. Re-bloggo, in ordine sparso non di preferenza, post che mi hanno colpito, per le più svariate ragioni: trattano di un argomento a me caro, mi hanno fatto venire voglia di leggere, viaggiare, fotografare, ascoltare musica, andare al cinema. Li segnalo a voi perché sono scritti bene o sono originali, o, in definitiva, perché in me è scattato il fatidico “avrei voluto scriverlo io”.  Un mio personalissimo Reader’s Digest

√    PREPARARSI AL CAMINO DE SANTIAGO:  Una piccola guida scritta da chi lo ha già percorso. Ci sono i 5 punti fondamentali da prendere in considerazione prima di affrontare una sfida che può segnare un’intera esistenza.

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Buono eroico biologico

Lo dico subito, non sono un sommelier. Se oggi vi parlo di un vino è per due motivi: sono un sincero appassionato ed è una bottiglia che ho apprezzato molto, anche per quello che c’è dietro e prima, e per essere frutto di una viticoltura di montagna. Mi piacciono le cose non scontate, quelle che devi conquistare con fatica, ostinazione, forza di volontà, passione.

Così non correte il rischio che io dedichi le prossime 30 righe a segnalarvi sentori di ceralacca, idrocarburi o pipì di gatto (caratteristica effettiva, questa, di un Sauvignon). O improbabili odori di cassetto chiuso (con la carta dentro, come usava mia nonna, a quadretti: lo dissi in un corso di degustazione di Slow Food, per sdrammatizzare alcune affermazioni di corsisti carichi di entusiasmo).

Grosjean Petite Arvine Vigne Rovettaz 2017

Vi parlo di un bianco che ho apprezzato molto e che appartiene ad una tipologia di coltivazione che può definirsi «eroica» perché praticata in territori estremi, con l’utilizzo di attrezzature e macchinari dedicati. Dietro i 50 anni di attività festeggiati a maggio 2018 dall’azienda Grosjean, c’è una scelta di passione e fatica, la voglia di dare il meglio con la viticoltura di montagna e la certificazione biologica.

Vigneti di GrosJean, ogni bottiglia è frutto di una frutto di una viticoltura di montagna
Vigneti di GrosJean, l’azienda è situata sul confine dei Comuni di Quart e Saint Christophe in Valle d’Aosta

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Non resisto al Rintrocilo di mare

«Portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine. Ma nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario».  Utilizzo le parole di Marcel Proust per descrivere – soprattutto ai lettori di questo piccolo blog che non sono mai stati in Abruzzo – cosa ho provato qualche sera fa, tornando in un paesino sul mare a me molto caro: San Vito Chietino. Non ero in una sala da tè, come il celebre scrittore, saggista e critico letterario francese; ma in una ospitale osteria a pochi passi dal mare e, davanti a me, avevo un Rintrocilo al sugo di pesce. Credetemi, assaggiarlo è un’esperienza irrinunciabile, da fare con gli occhi chiusi per dare tutta la concentrazione al palato. Vale da sola un week end sulla costa abruzzese.

Rintrocilo al sugo di pesce, piatto della gastronomia abruzzese

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La mia pizza è differente

Viene attribuita a Dustin Hoffman la frase: «un Oscar, il sesso, un gelato e una pizza… Se avessi questo ogni giorno per il resto della mia vita sarei felice».  Non nego di concordare quasi completamente con il pensiero del grande attore americano ma questo articolo si concentra, con prudenza credo apprezzabile, su una sola delle sue necessità quotidiane, nella direzione che porta alla felicità. E vi parla della pizzeria che per me è un vero luogo dell’anima, il posto nel quale Arcangelo Zulli – una persona seria, con gli occhi vivaci, ben educata, d’altri tempi –  traduce in pizza le sue riflessioni, la costante ricerca su impasti, lievitazioni e ingredienti.

Lo faccio perché mi piace che i lettori di questo blog, soprattutto quelli che conoscono poco l’Abruzzo, scoprano l’insegna sotto la quale lui mostra, con continuativo esempio, come si può essere oggi seriamente slow food.

Sto parlando de La Sorgente, a Guardiagrele, un posticino proprio alle falde della Maiella, non molto distante da Pescara. E non sono il solo a ritenere la pizza di Arcangelo una delle migliori d’Italia, un’assoluta eccellenza.

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Il più piccolo il più rock

Lo confesso subito: ci sono andato perché incuriosito da due cose. La prima: è il ristorante più piccolo di Roma, appena dieci posti a sedere in un unico tavolo. La seconda: avevo letto che per il The New York Times mangiare da loro è una delle cose da fare se hai 36 ore da trascorrere nella Capitale. Poi ho scoperto che da Mazzo a Centocelle si mangia bene. Mi ha fatto immediata simpatia, è un posto libertino, godereccio, rock.

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Come condire la tartare di manzo

C’è chi ama un sapore più delicato, chi più deciso: come condire la tartare di manzo è in fondo solo una questione di gusto. Dal momento che a me è piaciuta, ho filmato per voi il dressing a vista del “Charly’s Saucière” di Roma (zona San Giovanni), un ristorante specializzato nella cucina franco-svizzera, intimo e un po’ vintage, che ti consente di mangiare con tranquillità, accompagnato da piacevole musica francese.

Per condire la tartare utilizzano: succo di limone, rosso d’uovo, paprica dolce, peperoncino, cipolla tritata, senape di Digione, salsa worcester, salsa di pomodoro e cognac. Il risultato è un gusto delicato ma non banale.

Come è nata la tartare?

Leggenda vuole che la preparazione sia nata da un’abitudine del popolo nomade dei Tartari, i quali mettevano la carne di cui si alimentavano sotto le selle dei cavalli per trovarla ammorbidita al momento del pasto, grazie alle lunghe cavalcate della giornata. Presto questo modo di gustare la carne cruda divenne molto apprezzato nella Russia degli Zar; fu esportata ai primi del ‘900 in Francia dagli chef in esilio, entrando a tutti gli effetti nella tradizione gastronomica francese.

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