Il primo amore è sempre il secondo

“Nell’estate del 1963 mi innamorai e mio padre annegò”. Contravvenendo a tutte le regole, il libro di Charles Simmons inizia così. Nella prima riga c’è tutto, alla faccia dello spoiler. Boom, dopo poche parole esplode davanti al lettore un elemento essenziale della trama. Continui a leggere e, sostanzialmente quasi te ne dimentichi. Perché nelle successive 145 pagine sei immerso nel racconto di un’estate di turbamento. Quando capisci, e non importa quanti anni hai, che se ami non riesci a fermarti.

Siamo sull’isola di Bone Point. Viviamo l’era kennediana, ci immedesimiamo nelle nuotate, vediamo la stessa luce, siamo di fronte all’Oceano, partecipiamo alle feste in veranda o sulla spiaggia, percepiamo i desideri che si rincorrono. E non solo quelli del protagonista, il quindicenne Michael, che si innamora alla follia di una ragazza più grande di qualche anno. Ci sono un padre seducente, una donna disinibita, una moglie gelosa, due ragazze in cerca di amore, le poesie scambiate, le fotografie scattate accarezzando, film visti (pellicole che sono più di un indizio) facendo una puntata in città, sulla terraferma, con un buggy da spiaggia.

Se ami non riesci a fermarti. “Si è responsabili di chi ci ama” dice Zina a Michael.
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Gifuni, il re degli audiolibri

Nel 2019 sono cresciute del 28,3% le persone (15-75 anni) che dichiarano di aver ascoltato audiolibri, pari al 9% (circa 4,1 milioni di persone) di chi si considera «lettore». E’ un tema del blog, ve ne ho parlato in un precedente post, nel quale dichiaravo il mio sì convinto per la “lettura con le orecchie” e davo qualche indicazione su come leggere audiolibri, anche gratis. Oggi vi consiglio caldamente di audioleggere Il Colibrì, nuovo e potente romanzo di Sandro Veronesi, attraverso la voce narrante di Fabrizio Gifuni, per me il re degli audiolibri, semplicemente bravissimo. Regalatevi un’esperienza di ascolto unica.

Fabrizio Gifuni: l’ho ascoltato leggere Gadda e ora l’ultimo libro di Sandro Veronesi. Per me è il re degli audiolibri
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Fleabag

Cose serie, rubrica di trecento parole per gli otto milioni di italiani che utilizzano il videostreaming, quindi Netflix ma non solo. Non si turbino i puristi: indietro non si torna, anche questo è cinema. Una promessa doverosa: leggete tranquilli, niente spoiler.

Fleabag, una mini serie intelligente dissacrante divertente
Fleabag, una mini serie intelligente dissacrante divertente
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Cercami

Chiamatemi Ismaele, il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Nel suo nuovo “Cercami”, appena pubblicato da Guanda, André Aciman cerca di rispondere all’interrogativo: si può smettere di amare? Per farlo, riprende, a distanza di dodici anni, alcuni personaggi del suo precedente “Chiamami col tuo nome”, portato al cinema da Luca Guadagnino nel 2017 e sceglie di non proseguire la storia da dove si era interrotta. Torna ad affrontare il sentimento amoroso e svela che per lui è immediato, senza remore, totale; è amore solo se nasce in un solo istante e non si spegne, mai. Quindi, senza tentennamenti, la risposta è secca: no, non si può smettere di amare, tornare esseri individuali o semplicemente se stessi, dopo essersi uniti, permeati, mescolati in un’unica essenza. Dopo l’Amore.

Cercami di André Aciman: Innamorarsi di qualcuno che ha il doppio o la metà dei propri anni
Al professore di lettere classiche Samuel ed al figlio Elio capita di innamorarsi di qualcuno che ha il doppio o la metà dei propri anni.
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Chiamatemi Ismaele: Persone normali

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Lo confesso: l’ho comprato per la copertina di Mario Sughi, avendone sentito parlare da molti come un libro da leggere. Ebbene, l’ho letto in poche ore. Lo stile di Sally Rooney in “Persone normali” è diretto, sintetico, essenziale e le pagine scorrono una dopo l’altra. Ma il motivo vero della velocità di lettura è che non puoi fare a meno di sapere cosa accade alla relazione tra Marianne e Connell, due ragazzi che vivono in un paesino irlandese e frequentano l’ultimo anno di liceo.

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Un romanzo potente e generoso

L’amore di tutta una vita, le incertezze e le convinzioni della giovinezza, il ritorno alla terra e la fede assoluta nell’ambientalismo, la necessità di dare un significato al proprio vivere accompagnata dal quel senso di onnipotenza che solo l’età adulta riesce a placare. Ancora: il desiderio-ossessione di avere un figlio e un certo tipo di religione. Il lettore di “Divorare il cielo” trova tutto questo e la Puglia come scenario. Un romanzo potente e generoso, mi convince la definizione della quarta di copertina di Einaudi. Di certo, la storia raccontata da Paolo Giordano non lascia indifferenti.

Divorare il cielo un romanzo potente e generoso

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Esiste solo l’uno

Alcesti, di Mariangela Gualtieri 

Ma solo pensare a te.
Non è una figura che viene
una nitida traccia.
È come cadere in posto
con un po’ di dolore.
Tu sei il mio tu più esteso
deposto sul fondo mio. Tu. Non c’è
un’altra forma del mondo
che si appoggi al mio cuore
con quel tocco, quell’orma.
Tu. Tu sei del mondo la più cara
forma, figura, tu sei il mio essere a casa
sei casa, letto dove
questo mio corpo inquieto riposa.
E senza di te io sono lontana
non so dire da cosa ma
lontana, scomoda un poco
perduta, come malata,
un po’ sporco il mondo lontano da te,
più nemico, che punge,che
graffia, sta fuori misura.

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