Mi chiamo Ricciardi vedo i morti

Ho colmato, da poco, una lacuna. E ne sono felice. Da appassionato giallista, non avevo mai approcciato il Commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni. Eppure gli ingredienti c’erano tutti: una città come Napoli, ambientazione delle vicende, che ho imparato ad amare da qualche tempo; ed un personaggio affascinante che potrebbe presentarsi così: mi chiamo Ricciardi, vedo i morti.
Mi sono deciso ad iniziare “la saga” senza farmi spaventare dai tredici gialli già pubblicati. Forse perché ho letto la raccolta Sbirre ed il racconto che mi aveva convinto di più, “Sara che aspetta”, era proprio di de Giovanni.

Mi chiamo Ricciardi vedo i morti
Il giallo con il quale ha preso avvio la serie del Commissario Ricciardi: iniziate da qui
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Un romanzo potente e generoso

L’amore di tutta una vita, le incertezze e le convinzioni della giovinezza, il ritorno alla terra e la fede assoluta nell’ambientalismo, la necessità di dare un significato al proprio vivere accompagnata dal quel senso di onnipotenza che solo l’età adulta riesce a placare. Ancora: il desiderio-ossessione di avere un figlio e un certo tipo di religione. Il lettore di “Divorare il cielo” trova tutto questo e la Puglia come scenario. Un romanzo potente e generoso, mi convince la definizione della quarta di copertina di Einaudi. Di certo, la storia raccontata da Paolo Giordano non lascia indifferenti.

Divorare il cielo un romanzo potente e generoso

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