Fusilli al pesto di pistacchi

Sul gustare avevo certezze da tempo. Da poco ho scoperto che mi piace cucinare: quando non devo farlo in modo seriale, vale a dire per sopravvivere, quando ho il tempo giusto, quando le mani diventano quattro e c’è la giusta musica in sottofondo. Nella categoria cucinare di questo blog, il mio personalissimo abbinamento di un piatto più un vino più un brano musicale. Nulla di complicato: condivido una ricetta semplice, adatta alle mie modeste capacità e quindi facile da realizzare. Slow and Easy.

Viene definito l’oro verde di Sicilia. Averlo a disposizione in cucina è tattico: il pistacchio ha molte proprietà anche antiossidanti ed è un vero e proprio jolly, in grado di dare una connotazione molto particolare soprattutto ai primi piatti. Naturalmente mi riferisco al pistacchio al naturale, non salato. Io l’ho utilizzato per un piatto facilissimo da realizzare ma gustoso. Ecco come preparare i Fusilli al pesto di pistacchi (e vivere felici).

Come preparare i Fusilli al pesto di pistacchi (e vivere felici). Ricetta, con abbinamento di un vino e di un brano musicale.
Come preparare i Fusilli al pesto di pistacchi (e vivere felici). Ricetta, con abbinamento di un vino e di un brano musicale.
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Robert Capa, foto dentro la guerra

«Era ancora molto presto e molto grigio per delle buone fotografie, ma l’acqua e il cielo, entrambi grigi, rendevano i piccoli uomini, che schivavano le pallottole sotto i disegni dell’intellighenzia anti-invasione di Hitler, davvero suggestivi».

Parole di Robert Capa, foto dentro la guerra, scattate dall’unico corrispondente fotografo presente sul fronte del D-Day, per intenderci “con le gambe in acqua”, mentre gli alleati, in quel giorno storico, il 6 giugno 1944, sbarcavano sulle spiagge della Normandia. È questa emozione che potete cogliere, anche se non siete appassionati di fotografia, andando ad Ancona, nella sorprendente Mole Vanvitelliana, per la mostra dedicata alla figura di spicco del fotogiornalismo del XX secolo.  Davanti a voi il punto di vista di chi voleva sempre essere ad un metro dalla storia, incurante del pericolo.

Robert Capa
Robert Capa, ovvero Endre Friedmann

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Chiamatemi Ismaele: Il gattopardo

La rubrica Chiamatemi Ismaele è il nostro appuntamento con l’Incipit.  Le prime righe di un libro hanno un’importanza determinante: ogni scrittore sa che deve catturare il lettore, incuriosirlo, suscitare in lui degli interrogativi, gettare un’esca per convincerlo ad andare avanti. Per me come inizia un libro è essenziale: non ne ho mai acquistato uno senza aver prima letto l’Incipit. Questa rubrica ha proprio lo scopo di invogliare a leggere il libro del quale riporto le frasi iniziali.  Perché le ho dato questo nome? Per omaggiare uno degli Incipit più famosi della letteratura del ‘900, quello di Moby Dick di Herman Melville.

Romanzo postumo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo fu un vero caso letterario. Premio Strega del 1959, divenne il primo best-seller italiano con oltre 100.000 copie vendute. Autobiografia, più che romanzo storico, viene così riassunto nella quarta di copertina dell’edizione Feltrinelli:   «Siamo in Sicilia, all’epoca del tramonto borbonico. È di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso del regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all’intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell’Ottocento. L’immagine della Sicilia che invece ci offre è una immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea».

Ciò che vi propongo è di rileggere Il Gattopardo ma con le orecchie. A guidarvi uno strepitoso Toni Servillo.

Toni Servillo vi consente di rileggere il Gattopardo ma con le orecchie
Toni Servillo legge Il Gattopardo per Emons Audiolibri

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