Buono eroico biologico

Lo dico subito, non sono un sommelier. Se oggi vi parlo di un vino è per due motivi: sono un sincero appassionato ed è una bottiglia che ho apprezzato molto, anche per quello che c’è dietro e prima, e per essere frutto di una viticoltura di montagna. Mi piacciono le cose non scontate, quelle che devi conquistare con fatica, ostinazione, forza di volontà, passione.

Così non correte il rischio che io dedichi le prossime 30 righe a segnalarvi sentori di ceralacca, idrocarburi o pipì di gatto (caratteristica effettiva, questa, di un Sauvignon). O improbabili odori di cassetto chiuso (con la carta dentro, come usava mia nonna, a quadretti: lo dissi in un corso di degustazione di Slow Food, per sdrammatizzare alcune affermazioni di corsisti carichi di entusiasmo).

Grosjean Petite Arvine Vigne Rovettaz 2017

Vi parlo di un bianco che ho apprezzato molto e che appartiene ad una tipologia di coltivazione che può definirsi «eroica» perché praticata in territori estremi, con l’utilizzo di attrezzature e macchinari dedicati. Dietro i 50 anni di attività festeggiati a maggio 2018 dall’azienda Grosjean, c’è una scelta di passione e fatica, la voglia di dare il meglio con la viticoltura di montagna e la certificazione biologica.

Vigneti di GrosJean, ogni bottiglia è frutto di una frutto di una viticoltura di montagna
Vigneti di GrosJean, l’azienda è situata sul confine dei Comuni di Quart e Saint Christophe in Valle d’Aosta

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